Un magnifico Giordana nell’elogio della bigamia

Ritorna al Manzoni il capolavoro «Giù dal monte Morgan»

Enrico Groppali

La bigamia come necessità biologica di salvaguardare un legame famigliare in via d'estinzione evitando la scappatoia di squallide trasgressioni fini a se stesse è un tema tuttora tabù nello show business internazionale. Che presenta - a parte lo scherzo goliardico di Jaja Fiastri Amori miei - due notevoli eccezioni. Una pièce dell'inglese David Mercer (Ride a cock horse) e un bellissimo film di Ida Lupino. Ma mentre la commedia, che sollevò scalpore nel lontano '65 già nel titolo allusivo all'incredibile voracità sessuale del protagonista designato Peter O'Toole, aveva un finale tragico, il film della Lupino La grande nebbia aveva il pregio di farci toccar con mano una situazione dai risvolti imprevisti. Dove l'eccentrico ménage, finito in tribunale, girava al pubblico la responsabilità del verdetto di colpevolezza.
Invece Arthur Miller, tornato alla ribalta dopo l'infelice conclusione del rapporto con Marilyn, ha continuato a giostrare da impagabile imbonitore sul tema del dualismo tra il matrimonio legittimo e il legame con una compagna capace di proporre l'alternativa di una convivenza off limit. Come avviene in Giù dal monte Morgan, scritta nel '91 dopo una crisi personale, con un protagonista ricoverato in ospedale in seguito a un misterioso incidente (forse un tentativo di suicidio?) che tenta invano di dirimere il nodo gordiano della sua vita felicemente scissa tra l'una e l'altra moglie. Per fortuna, a differenza del nostro Pirandello che in La signora Morli una e due non riuscì a districarsi dall'imbroglio, Miller in questa pièce d'insolita carica eversiva opta per una soluzione che non sarebbe dispiaciuta al più ironico tra i tragici greci, Euripide. Coniugando, in un'abile altalena tra passato e presente, momenti di cinema slapstick a riflessioni di ben altro peso sulla società americana.
Oggi acutamente sottolineate nella messinscena di Sergio Fantoni, che ha trovato in Andrea Giordana un protagonista perfetto nei toni sornioni come nelle enfatiche impennate. A cui si sono brillantemente contrapposte la spiritosissima Benedetta Buccellato e il ritratto al vetriolo offerto con languido brio da Giorgia Senesi. In una bella edizione condita di sarcastico humour che è tutta un invito al piacere sottile dell'intelligenza.

GIÙ DAL MONTE MORGAN - di Arthur Miller Compagnia La Contemporanea. Regia di Sergio Fantoni, con Andrea Giordana. Milano, Teatro Manzoni, fino al 5 maggio.