Magnini, lo squalo azzurro del nuoto

Riccardo Signori

nostro inviato a Budapest

È spuntato il sole ed è tornato Re Sole. È bastato che nel cielo rabbuiato di Budapest s’infilasse un raggio perché Filippo Magnini intuisse il segno del destino. «Ho cambiato occhialini e sono partito». Ed è rispuntato ReMagno, battezzato dagli amici suoi di Pesaro e da tutto un mondo che ha imparato a conoscere questo razzo delle piscine. Cento metri tutti d’un fiato per dire: sono ancora campione. Tutto nel suo stile: partenza lenta, ritorno da turbo, anche se stavolta con qualche giro in meno nel motore. Magnini aveva gridato al mondo: «Il migliore sui 100 stile libero sono io». Ci voleva la prova. Poco più di 48 secondi (48”79) per dimostrarlo. Battuto ancora Peter Van Den Hoogenband (terzo) che sarà un siluro, ma è pure un umano. Preso al volo il francese Bousquet che lo ha fatto soffrire mica male. Quasi ignorato lo svedese Nystrand, che pur gli è arrivato alle spalle. Magnini, oggi più che mai, è il campione dei campioni sulla distanza che rende re un atleta ed è la regina di specialità: nel nuoto come nell’atletica.
Vittoria sofferta nel fisico e nella psiche. Vita più complicata quella da campione del mondo, tutto pesa di più: anche una finale da conquistare e un titolo da difendere. E ieri, verso le sei della sera, il sorriso felice di questo ragazzo ha mostrato che quel certo peso sullo stomaco e nella testa era stato scacciato dalla corona che nove amici di Pesaro gli avevano portato, annusando l’occasione importante. «Mi avevano detto: se accade quel che deve, tu vieni da noi. Abbiamo un regalo per te. Sono corso e non nascondo che ho fatto perfino fatica. Ma è stato un bel giochino», ha raccontato Filippo tenendo fra le mani quella corona color oro, come la cuffia che lo sponsor gli ha regalato quando è diventato campione del mondo. Quella corsa dalla gente sua, l’abbraccio. L’imbarazzo eppoi il divertimento. Il pensiero improvviso: «Oh! Ma questa corona è quella che c’è in camera mia a Pesaro». Tutto è divertimento e incanto per un re che ha solo 24 anni, senza la battuta facile di Rosolino, ma con la voglia di divertirsi, sorridere, sentirsi grande. Tipico prodotto della riviera romagnola che si snoda fin giù a Pesaro. Quello è il suo motto. Lo ha ripetuto anche ieri: «Questi europei mi piacciono, mi sto divertendo».
Tre anni fa il ct Castagnetti gli disse: «Ora devi imparare ad essere tra i primi al mondo, non solo in Italia». Oggi Magnini può elencare i suoi progressi: ha vinto nel 2004 il titolo europeo a Madrid, battendo Van Den Hoogenband con un tempo peggiore di quello realizzato ieri. Ha perso le Olimpiadi ad Atene, ma ha vinto i mondiali dell’anno passato dove VDH non c’era. Però il tempo (secondo di sempre) ha detto che i due si erano avvicinati molto. In più ha conquistato un europeo in vasca corta e un argento ai recenti mondiali in vasca corta di Shanghai. E adesso Castagnetti ha tirato la prima conclusione: «Ormai è impressionante per la maturità nell’affrontare le gare importanti. Ha una grande qualità agonistica. Se perde, significa che l’avversario gli è proprio superiore. Sennò è difficile che sbagli». E non è finita: Magnini pensa al record del mondo. Ne parla sempre. Lo aspetta. Non è facile. Qui era anche più difficile. «Non c’erano le condizioni meteo, non potevamo allenarci nella piscina di gara, i blocchi di partenza sono scandalosi». Ha aggiunto Castagnetti: «Non si può programmare il record. In questo momento è più facile che lo realizzi la Filippi. Dico per dire: i margini entro cui può muoversi Magnini sono più limitati, il primato più difficile».
ReMagno lo aspettava già qui. Lo ha detto altre volte: «Vorrei arrivare a Pechino con il primato in tasca». Per ora ha raddoppiato la corona europea, ha battuto l’olandese volante e la confraternita dei comprimari, ha schiacciato quel male alla spalla che lo ha infastidito tutto l’anno. Ieri i medici gli hanno applicato una specie di cerotto, chiamato taping: serve a scaricare le tensioni muscolari, ma pure ad alleggerire il peso psicologico. Piccoli rimedi per dare tranquillità a un atleta che ha dentro di sé la sicurezza e mai come stavolta cercava la conferma dalla piscina. Ha incantato tutti, anche Van Den Hoogenband che lo ha battezzato con un bacino sulla guancia. Magnini ha spalancato gli occhi. Sa bene che Peter sta sulla sua sponda, ma VDH è un olandese particolare: dimostra simpatia in modo impensabile. Ieri era felice d’un bronzo come un ragazzino alle prime esperienze. Gli è pesato l’anno di tribolazioni ed ora si gode ogni attimo. Ha fatto i complimenti a Magnini: «È molto veloce ed è un grande avversario». Ma ha promesso tempi duri: «Ho vinto un oro e un bronzo, è cominciata la mia rinascita. Voglio continuare a crescere, per tornare al top a Pechino». Quella sarà la madre di tutte le gare. VDH vorrà vincere la terza olimpiade, Superpippo la prima olimpiade. Intanto può tener d’occhio il record di Popov, il meraviglioso zar d’acqua che, nei 100 sl, vinse quattro europei di seguito. Provaci ReMagno.
Riccardo Signori