Il mago: «L’ultimo incantesimo? Vivere fino a centocinquant’anni»

da Vienna

Mr. Copperfield, come nasce un’illusione?
«Ci vogliono due anni e mezzo per mettere a punto ogni magia. Lavoro nel mio teatro di Las Vegas, consultando antichi manuali e marchingegni del mio museo fino a quando l’illusione è perfetta. Il pubblico è diventato esigente, non vuol più vedere un coniglio uscire da un cilindro, per questo bisogna sempre reinventare giocando con la fantasia».
A volte però i suoi trucchi vengono smascherati.
«È impossibile: quando creo un’illusione uso quattro metodi differenti, così se qualcuno vuole togliere il fascino alla magia svelando il segreto, mantengo l’illusione ma cambio il metodo per realizzarla».
Quale incantesimo vorrebbe riuscire a fare, un giorno?
«Vorrei essere il primo mago al mondo a vivere fino a 150 anni».
Ha già qualche idea di come fare?
«Con la fontana della giovinezza, un’acqua miracolosa che fa resuscitare gli insetti e dà nuova linfa alle foglie avvizzite. Sono già in corso esperimenti sugli esseri umani, anche se la gente mi crede pazzo».
E dove si trova questa magica sorgente?
«Nel punto più bello del mondo, nel verde delle Bahamas, alla convergenza geografica ottenuta collegando su una carta i luoghi più incantati dell’universo, cioè Stonehenge, l’isola di Pasqua, le piramidi di Giza e la piramide del sole in Messico».
Copperfield ha un rivale letterario, Harry Potter: chi dei due è più bravo?
«Io odio Harry Potter. Quando non gira film viene a spiare i miei trucchi dietro il palcoscenico. E poi si lamenta sempre, meriterebbe una bella sculacciata».
Lei fa cinquecento spettacoli all’anno: non è stanco di vivere solo di illusioni?
«Certo che no, anche se l’organizzazione dei miei spettacoli è davvero noiosa. Però non mi stancherò mai di emozionare, di realizzare i sogni della gente, di renderla felice sorprendendola sempre».
E invece cosa mai può stupire un mago?
«Non molto. Le cose semplici, soprattutto. Vuol sapere il più bel regalo che ho ricevuto il 16 settembre per i miei 50 anni? Sono andato a trovare mia madre, malata di Alzheimer, che ormai ha perso anche l’uso della parola. Ero seduto sul suo letto, lei mi ha guardato sorridendo e mi ha detto “Tu non hai idea di quanto io possa amarti”. Ecco, neanche la più magica delle illusioni saprebbe darmi un’emozione così grande».