Un mago della politica a caccia di streghe

«A Broni una strada dedicata a una signora del maleficio arsa per avere tentato di sedurre un Melzi»

Enrico Groppali

La prima volta che lo incontrai fu a Mantova, cinque anni fa. Lui, elegantissimo nella sua giacca estiva color arancio bruciato, si trovava lì nell’inconsueta veste di autore drammatico. «Ho ceduto - mi spiegò - all’affettuosa insistenza di un amico come Paolo Zenoni che, di mestiere, è un animatore di eventi, come dire, tra la meteorologia e il mito. Per lui, ho curato l’adattamento di un testo sulla magia nera e la caccia alle streghe che, tanti secoli orsono, ebbe il suo epicentro proprio in questa splendida città». E mi additò, con una nonchalance al limite dell’ironia, la grande piazza bianca, incendiata dal sole di luglio. Inutile aggiungere che, da quel momento, annoverai Giorgio Galli - perché è di lui che si tratta - fra gli illuminati, se non tra i maghi che si aggirano imperturbabili con il sorriso sulle labbra tra le ombre di noi comuni mortali. Un’impressione che ho ritrovato centuplicata oggi nella sua casa. Dove, in apparenza, di magia non c’è la minima traccia, piena com’è di libri, cartoline d’auguri e immagini di famiglia anche se, in queste stanze luminose deputate allo studio, basta che sulle pareti balugini di scorcio il profilo di un ramo o il più fuggevole brusio della strada perché gli occhi dell’ospite brillino di uno strano bagliore. Si interessa ancora di streghe, il professor Galli?, gli chiedo con una punta di provocazione.
«Dio mio, no. Almeno in senso stretto. Ma se l’argomento la interessa...».
Dica, dica pure...
«Lo sa oppure no che in alta Italia esiste un luogo dove a una strega è stata dedicata una via?».
Non ci posso credere. Dove?
«A Broni, vicino a Pavia, l’amministrazione comunale ha battezzato una strada con il nome di Caterina Medici. Non una fattucchiera qualsiasi, ma una signora del maleficio, condannata e arsa viva nel diciassettesimo secolo per aver tentato di sedurre un Melzi. Un grande personaggio, sa, sulle cui vicende indagò persino uno spirito laico e razionale come Leonardo Sciascia».
Come mai non le ha ancora dedicato un saggio? Forse perché sul caso si era già dibattuto in precedenza?
«No di certo. Ma se vuole sapere la verità... Ecco, parlando di donne che hanno avuto a che fare con visioni e messaggi inquietanti, c’è parecchia carne al fuoco ancora da esaminare, non trova?».
Per esempio...
«Per esempio, Suor Lucia. La depositaria del terzo segreto di Fatima. In molti sono convinti che la rivelazione da lei fornita anni fa a Papa Wojtyla, quando si recò in visita alla sola sopravvissuta di quello storico avvenimento, sia in qualche sorta lacunosa e incompleta».
Per preciso volere dell’interessata?
«Non credo si possa avvalorare un simile sospetto. Penso piuttosto che Suor Lucia, a tanta distanza di tempo dall’apparizione, continuando a riflettere in solitudine e in preghiera su ciò di cui era stata testimone, abbia finito per dare un’interpretazione personale al fatto. E che forse, senza neppure rendersene conto, abbia sovrapposto all’evento la patina indelebile della nostalgia e del rimpianto».
È possibile. Ma torniamo a noi. Da molti anni lei indaga sulle incredibili connessioni tra occultismo e storia. Tanto che il suo libro «Hitler e il nazismo magico» è diventato un classico. Amato dagli uni, contestato dagli altri, studiato appassionatamente da tutti. Non è strano che un politologo come Galli si sia tramutato, da un giorno all’altro, in un cultore dell’esoterismo?
«Strano!? Direi il contrario. Sappiamo tutti che, temporibusillis, ogni astronomo degno di questo nome era anche e soprattutto un astrologo. E che Cecco D’Ascoli quando fu arso sul rogo, aveva appena avviato un’indagine sull’animismo che ha anticipato di secoli molti postulati di oggi. Per quanto riguarda il nazismo, poi...».
Poi?
«È tuttora aperto il dibattito sui motivi che possono aver spinto Rudolf Hess, nel 1941, a volare in Inghilterra per trattare, con il consenso di Hitler, una pace separata. La tesi che io accredito, sulla base di studi accurati e un accertamento il più possibile documentato sui fatti, è che Hess, che condivideva col Fuhrer non una passione superficiale ma un’autentica iniziazione alla dottrina segreta di sette operanti in Germania, fosse stato inviato per concordare una sorta di alleanza con una ramificazione inglese della stessa società esoterica che aveva formato e sostenuto l'ascesa di Hitler al potere. Non dimentichiamo infatti che il capo del nazismo in certe occasioni parlava di una “sorella ariana” di nome Gran Bretagna».
Vuol dire che, a quell’epoca, ci fosse un «partito della pace» di stanza a Londra?
«È probabile che “un partito aristocratico della pace” non solo ci fosse, ma che alcuni membri della famiglia reale ne facessero parte».
Fino a che punto la storia dell’umanità e la storia delle scienze occulte sono andate di pari passo?
«L’una non ha mai potuto né potrà mai vivere senza l’altra».
Non le sembra una conclusione azzardata?
«Tutt’altro! Chi ha mai disprezzato la cosiddetta alchimia? Non certo Galileo. Per non parlare di Newton o di Keplero».
Di recente un testo teatrale di Michael Frayn, «Copenaghen», rappresentato con successo anche da noi, pone l’accento sulla famosa visita di Heisenberg, lo scienziato prediletto da Hitler, a Niels Bohr nel’41. Un colloquio sulla liceità o meno di fabbricare la bomba atomica, che Heisenberg stava mettendo a punto in Germania. Un interrogativo che, nella commedia, rimane insoluto. Qual è la sua opinione in proposito?
«Che Heisenberg, alla vigilia del varo di una simile arma di distruzione, abbia temuto da esoterico convinto la minaccia di una deflagrazione totale. Quella comminata dall’Apocalisse».