Mai arrendersi. Anche se pensi che è finita

Vedi Amico, io sono fortunato e non «nonostante tutto», ma grazie a tutto ciò che mi è accaduto, cose belle e brutte, tutto compreso. Non lo dico in modo retorico o per mettere a suo agio chi mi legge, né per convincere me stesso. Lo dico perché è vero e credo che la fortuna più grande sia aver maturato la capacità di rendersene conto in modo naturale.

Sono però obbiettivo con me stesso e so anche che se chiamarsi Alex Zanardi ha fatto la differenza per l'assistenza che mi sono potuto permettere nel periodo che ha seguito il mio incidente, c'è sempre un rovescio della medaglia e per me non è stato diverso. Proprio perché la vita mi ha dato tanto, tanto avevo da perdere. Un giorno sei sul gradino più alto del podio ad ascoltare la melodia del tuo Inno Nazionale con la Miss che ti ha appena premiato e che ti strizza l'occhiolino, ti senti ricco, acclamato e il giorno dopo ti svegli in un letto d'ospedale. Tubi, strani fili elettrici collegano il tuo corpo a macchine che gli impongono di continuare a vivere e quando cerchi il punto d'origine del dolore atroce che senti, vedi delle bende insanguinate che fasciano ciò che resta delle tue gambe.

Non voglio farne un dramma perché non l'ho mai percepito come tale. Però concedimi che nel mio caso la differenza non l'ha fatta il denaro. Ero comunque in una situazione di merda e parlare di punto di partenza agevolato quando precipiti tanto in basso, converrai con me, è un fatto molto relativo, per usare un eufemismo. Non sono per nulla un tipo «Decubertiano». Non mi basta partecipare e odio perdere. Però dall'inizio della mia carriera, da quando lo stereotipo del «Campione arrivato» era tutto ciò che ispirava il mio essere ed agire, ho cambiato completamente il mio punto di vista sul concetto del «sentirsi un vincente» grazie alle esperienze acquisite sul campo.

Ho maturato la certezza che per soddisfare tale concetto, non è strettamente necessario primeggiare sugli altri, ma farlo su se stessi. Come? Attraverso la consapevolezza di aver dato solo e tutto ciò che avevi da dare. Questo, poi, è ancor più vero quanto più grande è il nostro margine di miglioramento. In ogni fase parziale della strada che ci siamo scelti, esperienza e allenamento ci rilanciano verso obiettivi sempre più prestigiosi e anche se non ci è dato sapere dove si può arrivare, è proprio il giusto mix tra voglia di fare, fiducia nei propri mezzi e al tempo stesso timore di non avere nelle proprie carte il talento degli avversari più forti che ci offre la vera gioia di affrontare il percorso.

Muoversi. Metaforicamente parlando è questo quello che conta e non importa quanto indietro si parte, perché se continuiamo ad avanzare non è detto che non si possa giungere comunque più in là di chi, partendo più avanti, si è sentito in diritto di prendersela con comodo. Il migliorare è il risultato, averlo fatto significa che c'è ancora margine ed è così che non solo aumenta lo stimolo ad andare avanti, ma si acquisisce la consapevolezza che la ricetta giusta non ha nulla di magico, che si può fare e che è terribilmente divertente farlo dovendo dir grazie soltanto a se stessi.

Quando uno sportivo capisce questo non bara, non accampa scuse, non si dopa, perché smetterebbe di divertirsi. Se il percorso è lo Sport, il percorso è anche la vita e la vita stessa diventa sport se la vogliamo vivere davvero perché è l'ambizione di fare che rende l'uomo competitivo. Credimi Amico, renderei volentieri tante delle cose che ho avuto da questa mia passione per ricominciare da capo, perché è stato il lavoro per riempire la mia stanza dei trofei il vero divertimento e non guardare quei premi mentre si riempiono di polvere. Anzi aver già fatto tante delle cose che sognavo di fare da bambino, toglie un po' il gusto che provavo quando, un attimo prima di tagliare il traguardo, mi pareva impossibile poterci riuscire solo grazie al mio impegno.

Mi capita di essere invitato a parlare ai ragazzi nelle scuole. Alle volte, nel tentativo di passar loro questo ragionamento, li invito a cercare dei sogni ma anche a mettersi al lavoro per realizzare il loro destino. Quando poi confesso loro di provare un po' di invidia per tutta la strada che hanno ancora davanti e per tutta l'incertezza che la caratterizza, mi guardano perplessi; probabilmente pensano: «Questo ci racconta che ci invidia un po' perché siamo ancora al punto di partenza, perché dobbiamo ancora far tutto? Boh!».

Però Amico mio, qualcuno capisce... ci saranno sempre dei lupi a cui brillano gli occhi! Per far carriera e soprattutto per assaporare il vero piacere di praticare un'attività sportiva ho dovuto imparare a darmi un metodo e ad allineare i miei obiettivi in modo realistico, sognando grandi cose ma prendendo «per le corna» solo quei piccoli obiettivi alla portata del mio presente. E la stessa logica è stata efficace nella vita, anzi è stata la mia arma vincente nella difficoltà più grande che ho dovuto affrontare. Un momento della mia vita che poteva sembrare perfetto per soccombere non mi è mai parso tale. Sapevo che se altri erano riusciti ad uscirne un modo esisteva e andava semplicemente trovato.

Questa mia attitudine non ha nulla a che vedere col carattere o con tutte quelle qualità che la gente mi attribuisce, ma solo con quello che ho imparato nello sport, nella vita. Carpe Diem, cogli l'attimo. Solo che per chi è confuso cogliere l'attimo significa vivere alla giornata fregandosene del domani e allora molto difficilmente una difficoltà verrà presa come una sfida avvincente. Far spallucce alle difficoltà volendole accantonare significa spesso annegarle in  un bicchiere che si vuota in fretta per dimenticare. Significa seguire il più ganzo in discoteca che si sballa di ecstasy perché pensiamo che quello sia il biglietto di ingresso per il branco di cui vogliamo rispettosamente far parte.

Porca vacca no! Se in ognuno di quegli attimi sarai abbastanza forte da girare le spalle alla tentazione di cedere, acquisterai la consapevolezza del valore di quel gesto. Chi se ne frega se non lo sa nessuno, lo sai tu. Là dove altri hanno mollato Tu vai avanti. E se l'hai fatto oggi puoi rifarlo domani. È così che ti assalirà l'entusiasmo di vivere e attenderai con ansia il giorno seguente per fare dell'altro, per fare solo e tutto quello che puoi. Carpe Diem è la gioia di sapere che quell'attimo non è andato sprecato. Che ti sei mosso, magari poco, perché il giorno della tua nascita all'anagrafe andò scritto solo «Mario Rossi» e sei partito più indietro di altri. Ma credimi, è tanto quel «poco», Amico mio, perché è nella direzione in cui hai voluto spingere il tuo destino.

Di cuore, in bocca al lupo!
Alex Zanardi


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