Mai così bassa la disoccupazione in Italia

Gian Battista Bozzo

da Roma

Per la prima volta il tasso di disoccupazione nel nostro Paese scende sotto il «muro» dell’8%. L’Istat ha reso noto ieri che da gennaio a fine marzo di quest’anno sono stati creati 84mila nuovi posti di lavoro rispetto all’ultimo trimestre del 2004. In ragione d’anno, invece, i posti in più sono 308mila. Il tasso di disoccupazione ha così toccato il minimo del 7,9%, un punto percentuale sotto la media europea registrata in aprile. Nel 1998 la disoccupazione italiana aveva raggiunto un picco dell’11,4%, tre punti e mezzo oltre il livello attuale.
Al buon risultato sul fronte del lavoro si aggiungono alcuni segnali positivi, i primi di questo complicato 2005, per quanto riguarda l’economia: in aprile, infatti, il fatturato dell’industria è aumentato del 2,3% rispetto al precedente mese di marzo, e sono in crescita dell’1,5% anche gli ordini alle industrie. La variazione mensile del fatturato industriale è la più elevata dal febbraio 2004. Su base annua, il fatturato continua però a mostrare un segno negativo (-1,1%), mentre gli ordinativi segnano comunque un piccolo incremento (+ 0,1%). Si tratta di dati che, per il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, «indicano un segnale di ripresa dopo due trimestri insoddisfacenti».
Il calo della disoccupazione è tanto più importante, sottolinea sempre Siniscalco, in quanto avviene in presenza di un ciclo economico che rema contro la creazione di posti di lavoro. La crescita dell’occupazione è dovuta, secondo l’Istat, alla regolarizzazione di numerosi immigrati ed al boom delle costruzioni, settore che ha tratto enorme giovamento dai bassi tassi d’interesse. Gli occupati in edilizia sono cresciuti del 2,4%, mentre quelli dell’agricoltura sono calati del 2,2%. La crescita dei posti di lavoro si è concentrata nel Nord del Paese (+ 0,8%), con un lieve incremento al Sud (+ 0,1%) e un calo nel Centro Italia (- 0,4%). Nel Mezzogiorno, sottolinea Istat ed Isae, i dati sono influenzati da fenomeni di scoraggiamento nella ricerca dell’occupazione: i cosiddetti «inattivi» sono aumentati in un anno di 81mila unità, in gran parte donne che vivono nel Meridione.
L’incremento dell’occupazione persino in un periodo di crescita economica negativa significa, comunque, che la riforma del mercato del lavoro sta funzionando. La flessibilità aiuta l’occupazione: aumentano i posti di lavoro dipendente part time (+ 180mila) e quelli a tempo determinato (+ 187mila). Al contrario, il lavoro indipendente si è ridotto di 116mila unità.
Sul fronte industriale, i dati dell’Istat su fatturato e ordinativi di aprile rappresentano una buona boccata d’ossigeno, dopo un primo trimestre molto negativo. «Il sistema Paese forse incomincia a muoversi - commenta il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola -: sono piccoli segnali, ma possono contribuire a generare ottimismo». Le cifre di aprile non possono ancora tener conto dell’impegno preso dalla Cina a contenere l’export di tessili. E il settore tessile-abbigliamento, infatti, fa registrare un impressionante calo del fatturato (-20,9%) rispetto all’aprile 2004, seguito dal settore dei mezzi di trasporto (-15%). Il maggiore incremento di fatturato riguarda, come appare ovvio visti i prezzi raggiunti dalla materia prima, le raffinerie di petrolio (+26,9%). Per quanto riguarda gli ordini, vanno bene i comparti delle calzature (+7,9%) e del metallo. Male, il tessile (-12,3%) e gli apparecchi elettrici. Numeri che confermano il devastante «impatto Cina» sulla nostra produzione.
Né l’aumento dell’occupazione, né i primi segnali di inversione di tendenza nell’economia soddisfano però i sindacati. Cgil, Cisl e Uil parlano di «ingiustificato ottimismo» del governo, con dichiarazioni che ormai risentono in maniera chiara d’un pesante clima elettorale.

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