"Mai così fredde le relazioni tra Italia e Usa"

Il "Washington Post" elenca i motivi di attrito tra i due Paesi e ricorda che in passato era tutt’altra cosa: Prodi infatti non è stato ancora invitato a Washington, Berlusconi ci andò 5 mesi dopo esser diventato premier

Heiligendamm - Si sono salutati, si sono detti arrivederci, si sono scambiati ringraziamenti e anche qualche regalino. Forse quello di Putin a Bush sullo scudo antimissili, certo quello di Bush a Blair sul global warming, l’ostentata cordialità di Sarkozy per Putin. Fra Romano Prodi e George Bush niente, e forse soltanto perché debbono rivedersi fra poche ore a Roma. Ma così evidentemente non è. I rapporti fra Italia e Usa si stanno avvicinando al loro punto più basso, o forse l’hanno già oltrepassato. Non è un’opinione ufficiale e neppure ufficiosa, attribuibile agli ultrà ideologici della Amministrazione americana, lo scrive, fra l’altro, la Washington Post, un quotidiano autorevole e non certo sospetto di eccessivo entusiasmo «bushista». Anzi, un giornale di «sinistra» vicino da sempre al Partito democratico di opposizione, la voce che costrinse Richard Nixon alle dimissioni e strillò duramente contro Ronald Reagan.
Ma nel 2007 la Washington Post racconta la storia come la vede la maggioranza degli americani. Parla di «relazioni fredde», «brutto momento». Ed enumera alcuni dei perché. «Bush arriva oggi a Roma per reincontrarsi con un presidente del Consiglio che ha dovuto pregare ministri del suo governo di evitare di partecipare alle proteste pubbliche contro l’uomo della Casa Bianca». «Arriva poche ore dopo che si è aperto a Milano un processo contro la Cia, in una forma senza precedenti, con ventisei agenti Usa imputati (anche se latitanti) sotto l’accusa di aver violato le leggi italiane in occasione del rapimento di Abu Omar, un sospetto terrorista. Un soldato americano è sotto processo a Roma per l’uccisione in Irak di Nicola Calipari». Arriva poco dopo che la sua amministrazione ha espresso pubblicamente il proprio disappunto per il rifiuto dell’Italia di aumentare il proprio contingente in Afghanistan e di aggiornare le «regole di impegno» che ne limitano grandemente l’efficacia militare.
Sono solo alcuni esempi che il quotidiano fa e da cui estrae un giudizio ancor più preoccupato che severo. Constata che da quando è insediato «il governo di centrosinistra ha criticato tutte le principali iniziative politiche americane» e non può fare a meno di notare che si è addirittura capovolto il tono delle relazioni rispetto ai cinque anni in cui è stato presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla guida di una coalizione di centrodestra. L’aneddotica diplomatica rivela e conferma il progressivo allontanamento di sostanza. «Berlusconi - scrive la Washington Post - compì il suo primo viaggio alla Casa Bianca nel 2001, cinque mesi dopo aver assunto l’incarico di premier. Prodi invece deve ancora arrivare in America, nonostante abbia incontrato Bush in un paio di occasioni a margine di incontri internazionali». Berlusconi «è stato un forte alleato degli Stati Uniti nella guerra in Irak, Prodi ha ritirato l’Italia dal conflitto non appena si è insediato».
Sono venute alla luce, in questi mesi, divergenze di fondo, di metodo, «ha creato fratture la strategia italiana di negoziare con i rapitori in presenza della cattura di ostaggi». Ha confermato una difformità globale di impostazione di giudizi: Washington «ha lasciato cadere la proposta del ministro degli Esteri Massimo D’Alema per una conferenza internazionale sull’Afghanistan, D’Alema ha disapprovato la scelta di Washington di non mettere in discussione il sistema di difesa antimissile all’interno del Consiglio Nato-Russia».
La conclusione: Bush arriva a Roma nel peggior momento possibile. Non è mai successo nei rapporti fra Stati Uniti e Italia che la visita dell’uomo della Casa Bianca coincidesse con tanti ostacoli, incomprensioni, equivoci, contrasti di strategie e di interessi fra i governi di due vecchi alleati. La constatazione non equivale a una sorpresa: il mondo politico americano non si è mai consentito illusioni sulle difficoltà di mantenere con la nuova dirigenza di Roma il livello di cordialità e di fiducia del quinquennio precedente, ma anche dei rapporti con la maggior parte dei governi italiani in mezzo secolo abbondante di alleanza salda e proficua.