«Mai a Lampugnano: piuttosto usiamo l’auto»

Ma c’è chi approva il progetto: «Servirà a evitare il caos in centro»

Marco Guidi

Il tabellone luminoso è colmo di nomi di città. Bergamo, Bologna, Bruxelles, Torino. Località lasciate alle spalle o mete ancora da raggiungere. A pochi metri di distanza, la biglietteria, un prefabbricato che ricorda i container usati per accogliere i terremotati. Sembra già pronta ad andare incontro al suo destino: essere abbattuta. Intorno, un gruppo di viaggiatori, quasi tutti ignari che il terminal degli autobus in cui si trovano, proprio davanti alla stazione di Garibaldi, presto sarà smantellato. Il nuovo approdo delle corse è già in costruzione a Lampugnano. «Perché?», chiede un signore anziano adagiato su una panchina. Per dare spazio alla Città della Moda, è la risposta dell’amministrazione. «No, mi oppongo! - controbatte lui - Che spieghino alla Moratti che esiste anche il popolo e non solo Armani con le sue manie. Ti fa venir voglia di prendere l’automobile, altro che mezzi!».
In tanti la pensano così alla stazione dei pullman di piazza Freud, a pochi passi dall’ingresso della metropolitana e dai binari dei treni delle ferrovie dello stato. «Sono contrario allo spostamento - dice Francesco Graziano -, io prendo qui il pullman che mi porta in Calabria, una volta al mese. È comodissimo, mi bastano poche fermate sulla linea verde della metro, da Sant’Agostino a Garibaldi, e sono già sulla corriera. Lampugnano è troppo fuori mano, cercherò una soluzione alternativa». La decisione crea malumori anche fra i pendolari. «Faccio avanti e indietro da Dalmine per lavoro - spiega Andrea Rabbio -, ma se spostano il terminal dei bus a Lampugnano, allora me ne andrò a Sesto San Giovanni a prendere il pullman». Ovunque piuttosto che nei pressi del Mazdapalace, insomma. Rabbio continua: «Non dovrebbero essere le auto a essere estromesse dal centro? E allora perché spostare gli altri mezzi di trasporto in periferia? Mi sembra stupido».
La Città della Moda, il grattacielo della Regione, il palazzo del Comune, la «biblioteca» degli alberi, un grande parco da 100mila metri quadri. Il progetto per dare un volto nuovo all’area Garibaldi-Repubblica è già ben avviato. Eppure, a chi viaggia, importa poco o nulla. Desidera il suo terminal sottocasa, o comunque il più vicino possibile. E di Lampugnano non vuole nemmeno sentire parlare. «Sostituire il terminal di Garibaldi? Una stupidaggine - sentenzia Lorenzo Centeneri -. Questo è uno snodo importante, ben integrato con ferrovie e metro. E poi basta con la moda, pensiamo piuttosto a recuperare l’industria». Questione di punti di vista. Intanto, in pochi sembrano gradire la soluzione scelta da Gabriele Albertini, in qualità di commissario straordinario al Traffico, e concordata con il vicesindaco Riccardo De Corato. «Lampugnano è distante, sarebbe troppo scomodo - protesta Francesco La Fortezza -. Si dovrebbe spingere per una sistemazione più vicina al centro».
C’è anche chi si adegua, però, come Anna Perrotta. «Mi spiace, ma ormai Milano si basa tantissimo sulla moda. Giusto valorizzare questo settore». Il nuovo terminal, poco lontano dal Mazdapalace, avrà a disposizione più di 8mila metri quadrati. Sarà dotato di 32 stalli con impianti di illuminazione e pannelli informativi, oltre che di un locale di 260 metri quadrati adibito a biglietteria, sala d’aspetto e servizi vari. «Forse per chi vive a Milano sarà più scomodo - dice Andrea Platinetti -, ma per chi arriva da fuori come me il terminal di Lampugnano è più conveniente. Vicino all’autostrada e meno trafficato di Garibaldi. E poi, con questa novità, magari decideranno pure di aumentare il numero delle corse per Biella, la mia città». Si concede un commento anche un addetto ai lavori, il conducente Gianfranco Viola. «Giusta la scelta del Comune, soprattutto per aggirare il traffico. Qui a Garibaldi è un casino!». Parola di autista, c’è da fidarsi.