"Mai ordinato dossier al Sismi. Da Pollari correttezza e lealtà"

Berlusconi nega qualsiasi coinvolgimento nel caso delle schedature dei magistrati. Fini conferma: non sapevamo nulla. <a href="/a.pic1?ID=190948" target="_blank"><strong>Il Guardasigilli Mastella: &quot;Serve una commissione d'inchiesta&quot;</strong></a>

da Roma

«Né io, né tantomeno il governo da me presieduto ha mai dato indicazioni a chicchessia di operare schedature, monitoraggi, controlli o quant’altro». E comunque, almeno per il momento, siamo davanti alla «tipica attività di monitoraggio delle cosiddette “fonti aperte” che non ha in sé alcunché di illecito». Sono da poco passate le 16 quando Silvio Berlusconi invia alle agenzie di stampa una lunghissima nota per prendere decisamente le distanze dai presunti dossier del Sismi. Perché, spiega il Cavaliere, «nei confronti dei soggetti indicati nella documentazione sequestrata a Pio Pompa» non sono mai stati richiesti controlli o schedature, «né direttamente, né indirettamente». Parole che trovano d’accordo Gianfranco Fini che, «in qualità di ex vicepremier», conferma che «a Palazzo Chigi nessuno era a conoscenza delle attività di Pompa».
Parole, quelle di Berlusconi, che arrivano a 48 ore dal j’accuse del Csm contro l’intelligence militare, reo - secondo l’organo di autogoverno dei magistrati - di aver spiato alcuni giudici italiani ed europei tra l’estate del 2001 e maggio del 2006. Sul documento del Consiglio superiore della magistratura, però, Berlusconi preferisce non pronunciarsi. Anche se in privato, in più di un incontro, non nasconde una certa «inquietudine» per il ruolo di Palazzo dei Marescialli che, di fatto, «sta cercando di delegittimare il Sismi» con un documento che «viene letto da tutti come una sentenza definitiva» nonostante le indagini siano ancora in corso. Una preoccupazione, quella del Cavaliere, che si ritrova anche nelle parole del vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, convinto che si stia «cercando in tutti i modi di riequilibrare la situazione negativa determinata dalle intercettazioni telefoniche e dal caso Visco».
Nella sua lunga nota, Berlusconi prende anche le difese del Sismi e del generale Pollari. A loro rinnova «la totale e incondizionata stima e fiducia» perché «hanno sempre agito con assoluta correttezza e lealtà nel rispetto della legge e dei principi costituzionali». «Hanno saputo fronteggiare - aggiunge - momenti di grandissima crisi interna ed esterna venutasi a creare dopo l’11 settembre. E hanno permesso che in Italia non accadessero quelle atrocità che hanno colpito molti altri Paesi». Tutto questo, «non può e non deve essere dimenticato».
Secondo Berlusconi, poi, «da quanto è dato comprendere dalle notizie giornalistiche», il materiale sequestrato «si sostanzierebbe in ricerche su internet e sui vari giornali». Insomma, «la tipica attività di monitoraggio delle cosiddette “fonti aperte” che non ha alcunché di illecito». Certo, aggiunge il Cavaliere, se questa attività «fosse stata prodromica ad atti o azioni conseguenti è altrettanto evidente che configurerebbe un illecito». «L’unica cosa certa - conclude l’ex premier nella nota - è che la presidenza del Consiglio mai è stata posta a conoscenza di tale attività. Qualsiasi illazione non potrà che trovare una ferma risposta con conseguenti azioni giudiziarie in tutte le sedi competenti». Secondo Fini - per il quale in caso di elezioni anticipate «non c’è dubbio» che il candidato premier del centrodestra sia Berlusconi - una commissione d’inchiesta sui dossier Sismi non serve perché «c’è già il Copaco».
Ieri mattina, poi, Berlusconi ha avuto anche un lungo incontro con il segretario del Pri Francesco Nucara, dopo che il suo faccia a faccia con Giorgio La Malfa di giovedì aveva un po’ agitato le acque nel partito. «Voglio sapere - ha chiesto Nucara al Cavaliere - se pensi che ci siano due Pri». La risposta sta nella nota di Palazzo Grazioli che derubrica l’incontro con La Malfa a «colloquio privato» e precisa che con Nucara «si è discusso della situazione politica attuale e dei rapporti tra Forza Italia e Pri».