«Mai pagato per liberare gli ostaggi in Irak»

L’ex commissario della Cri Scelli: «La cura di bimbi iracheni, questo l’unico costo»

Fausto Biloslavo

Sei milioni di dollari per liberare Giuliana Sgrena, altri cinque per il rilascio di Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie rapite in Irak come la giornalista del manifesto. Secondo l’autorevole Times di Londra, l’Italia, la Francia e la Germania avrebbero pagato 45 milioni di dollari per riportare a casa sani e salvi nove ostaggi sequestrati dalle bande dei tagliagole iracheni. Secca la smentita della Farnesina, il cui nuovo ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, conferma la linea del precedente governo Berlusconi e dei portavoce dei governi francese e tedesco. Il Times sostiene di aver visto dei documenti dei servizi di sicurezza iracheni che proverebbero i pagamenti di riscatti, ma forse la verità sta nel mezzo. L’Italia come altri Paesi occidentali ha pagato mediatori e si è impegnata in opere di ricostruzione, aiuti umanitari e cure a pazienti iracheni, che rappresentano pur sempre un costo, anche se non un vero e proprio riscatto.
L’unico dato certo, come ha potuto appurare il Giornale, è che il Sismi, il nostro servizio segreto, ha operato anche nella liberazione di diversi ostaggi di altri Paesi occidentali ricevendo lettere di ringraziamento dalla Cia e dai colleghi britannici. Come per l’americano Roy Hallums, liberato nel settembre 2005 dai corpi speciali Usa, grazie a una segnalazione italiana, e il franco-americano Micah Garen, rapito dagli estremisti sciiti nel 2004.
Secondo il Times, i Paesi europei coinvolti hanno pagato somme che vanno da 2,5 a 10 milioni di dollari negli ultimi 21 mesi. La lista dei «riscatti» è stata mostrata anche a diplomatici occidentali a Bagdad. Oltre 250 stranieri sono stati rapiti in Irak, 44 dei quali uccisi, 135 rilasciati, 3 sono riusciti a scappare e degli altri non si hanno notizie.
L’Italia avrebbe pagato 6 milioni di dollari per Giuliana Sgrena, la giornalista del manifesto sequestrata a Bagdad nel febbraio 2005 e rilasciata in marzo. Invece per le due Simone, le volontarie dell’organizzazione umanitaria non governativa «Un ponte per...», sequestrate per 20 giorni nell’autunno del 2004, sarebbero stati pagati 5 milioni di dollari. Il portavoce della Farnesina, Pasquale Terraciano, ha dichiarato: «Non posso che ribadire quanto più volte affermato dall’allora ministro degli Esteri (Gianfranco Fini, nda): “Il governo italiano non pagò alcun riscatto”». E dopo la Farnesina ha replicato anche l’ex premier Silvio Berlusconi: «Escludo nella maniera più assoluta il pagamento di un riscatto. Così come mai c’è stata la notizia di una richiesta pecuniaria».
Sulla stessa linea si schiera l’ex commissario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli, che fu protagonista della liberazione delle due Simone. «Andate a chiedere a tutte le regioni d’Italia che hanno ospitato i bambini iracheni, quello è stato il prezzo del riscatto che abbiamo pagato», ha sostenuto a Radio 101 l’ex commissario. Oltre ai bambini evacuati in Italia i mediatori iracheni, che hanno trattato il rilascio degli ostaggi italiani, avrebbero ottenuto anche di curare dei miliziani feriti e di inviare aiuti umanitari a Falluja, una delle roccheforti degli insorti nel famigerato triangolo sunnita.
Il Times chiama in causa anche il governo tedesco accusandolo di aver pagato 5 milioni di dollari di riscatto per i due ingegneri, Rene Braunlich e Thomas Nitzschke, liberati di recente dopo 999 giorni in prigionia. Per Susanne Ostloff, la discussa archeologa tedesca tenuta in ostaggio per tre settimane, sarebbero stati pagati 3 milioni di dollari. La Francia, invece, è accusata di aver pagato 10 milioni di dollari per la giornalista di Libération, Flaurence Aubenas, sequestrata per 157 giorni e liberata nel giugno dello scorso anno. Il rilascio dei suoi colleghi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, sarebbe costato 15 milioni di dollari. Il governo di Parigi ha dichiarato di non aver mai pagato alcuna somma di denaro per i tre cittadini francesi sequestrati, mentre il portavoce di quello tedesco ha sostenuto di non voler commentare una simile «illazione».
Gli inglesi, secondo il Times, avrebbero pagato solo intermediari, ma non riscatti veri e propri. Lo scorso marzo, i corpi speciali hanno liberato con un blitz l’attivista pacifista, Norman Kember, ma i suoi rapitori sono stati lasciati fuggire per evitare uno scontro a fuoco pericoloso per l’ostaggio. Fra le bande che hanno ricevuto soldi per la liberazione degli ostaggi c’è anche una famiglia malavitosa, vicina ai tagliagole di al Zarqawi, il luogotenente di Al Qaida in Irak. La stessa banda responsabile del rapimento e dell’uccisione della volontaria britannica Margaret Hassan e dell’ingegnere di Liverpool Kennet Bigley, per i quali non fu pagato alcun riscatto.