«Mai più azzardi da quando persi alle tre tavolette»

Montecatini Terme. La butta lì, quasi a dire che lui non è uno che ama scommettere né tantomeno bluffare. E dunque, la partita del Senato potrebbe davvero essere ancora tutta da giocare. L'aneddoto risale agli anni dopo l'università, quando il Cavaliere era appena entrato nel mondo dell'imprenditoria. E, per festeggiare il primo guadagno, si comprò una Cinquecento. «Con cui - racconta davanti alla platea dei Circoli - decisi di portare la mia fidanzata in Liguria». E sulla strada, «mentre eravamo fermi a un passaggio a livello, vidi un signore napoletano che faceva il gioco delle tre carte». E, dice ridendo, «reputandomi più intelligente di tutti, pensai di aver capito subito il meccanismo». Così vinse le prime due puntate. «Passato il treno - ricorda - stavo per risalire in macchina che il napoletano mi chiese la rivincita». «Ci mancherebbe», dissi. E «in un colpo solo mi portò via ben 30mila lire, che allora erano una vera e propria fortuna». «E ora - prosegue l'ex premier - cosa le dico: che sono così coglione da dover tornare a Milano perché non ho più i soldi?». Così, il Cavaliere torna indietro e chiede al napoletano di fargli credito. E lui, ricorda, «fu così comprensivo da ridarmi indietro le 30mila lire». Che, ovviamente, «il lunedì successivo gli feci riavere con un piccolo dono», tanto che «siamo diventati amici e siamo rimasti in contatto a lungo». Da quel giorno, però, «mi sono ripromesso di non scommettere più».