«Mai più bambini strappati alle famiglie come a Basiglio» Sei operatori sono indagati per le modalità con cui i bimbi furono tolti a mamma e papà. Dure le reazioni politiche

«Sia pur lentamente, ma inesorabilmente, la verità sulla vicenda dei fratellini di Basiglio sta emergendo. La grave ferita inferta a quella famiglia e soprattutto ai due bambini difficilmente verrà sanata e peserà a lungo sulla loro vita. Eppure allora fummo gli unici politici a prendere posizione in un silenzio generale e preoccupante. Oggi abbiamo conferma che eravamo nel giusto e che quella nostra isolata battaglia era sacrosanta. Ci auguriamo, come sta avvenendo, che si proceda per accertare tutte le colpe e le manchevolezze che si sono accumulate in questi giorni drammatici per i fratellini di Basiglio, nella convinzione che quello che abbiamo fatto possa servire, perché vicende di questo genere non accadano più».
Lo hanno dichiarato ieri Roberto Caputo (capogruppo del Partito Socialista) e Giovanni De Nicola (capogruppo di Alleanza Nazionale) commentando la notizia dei due psicologi e un’assistente sociale indagati dalla procura per lesioni colpose ai danni del bambino di 13 anni di Basiglio, allontanato dalla famiglia nel marzo dell’anno scorso con un provvedimento d’urgenza da parte del Tribunale dei Minori. Il provvedimento venne preso dopo che una maestra aveva scoperto un disegno osé sotto il banco della sorellina di 9 anni, allontanata anch’essa dai genitori. Già a novembre erano state indagate la preside e due insegnanti della scuola di Basiglio con l’accusa di falsa testimonianza al pm Marco Ghezzi, titolare dell’inchiesta.
Aveva commosso tutta la città di Basiglio la vicenda dei due fratelli - Giovanni, 13 anni e Giorgia, 9 - allontanati in fretta e furia dalla famiglia lo scorso 14 marzo (giorno del compleanno del bambino) per colpa di quei segni che si pensava fosse stato realizzato dalla bambina. Un disegno che avrebbe rappresentato un presunto rapporto erotico tra fratelli. Dopo due mesi di polemiche, manifestazioni di solidarietà, testimonianze a favore della famiglia ma soprattutto la verifica che il disegno non era opera della bambina, prima era tornata a casa Giorgia, poi il fratello.
L’accusa di lesioni colpose con cui la Procura ora indaga gli psicologi - un uomo e una donna - e un’assistente sociale, riguardano proprio la modalità di separazione del bambino dalla famiglia: i tre, infatti, anziché facilitare il doloroso distacco, avrebbero (lo psicologo) detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori, strattonandolo e impedendogli di salutare in maniera appropriata la sorella da cui si allontanava. Inoltre il piccolo sarebbe stato pressato dalla psicologa e dall’assistente sociale affinché confermasse i sospetti nati dai disegni.