«Mai più baracche»: via allo sgombero a Castelfusano

«Niente più baracche a Castelfusano». Il sindaco Alemanno l’aveva giurato di fronte al cadavere del piccolo Kristinel Daniel Verbuncu, tre anni, arso vivo assieme alla madre Dorina Preda, 32 anni, il giorno di Santo Stefano. Ieri mattina sono partite le ruspe comunali, dirette al primo insediamento abusivo su viale Mediterraneo. Una task force senza precedenti quella in azione nel polmone verde della capitale, da anni in stato di degrado e abbandono. Milleduecento ettari fra pini, lecci e farnie secolari ridotti a una discarica abitata da cinghiali e romeni. Sbandati di ogni genere, questi ultimi, la maggior parte manovalanza al nero, latitanti in fuga o poveri cristi senza un centesimo in tasca che scelgono il cuore della Riserva naturale come abitazione. A volte a caro prezzo: 200 euro a testa per una tettoia di lamiere e un giaciglio a terra la somma sborsata a speculatori improvvisati. Alle otto in punto il via libera all’operazione che dovrebbe riqualificare una volta per sempre il parco pubblico più amato dei romani, da anni off limits giorno e notte. Assieme al primo cittadino gli agenti di polizia dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, gli uomini della forestale, i vigili urbani del XIII gruppo Ostia, paracadutisti della Folgore. Gli stessi militari che nei mesi di pattugliamento estivo hanno stilato una mappatura delle favelas presenti sul territorio. Ventotto baraccopoli da due unità ciascuna in corrispondenza dell’entrata sud-ovest del parco, lato mare, una cinquantina tra la via Litoranea e «Tumuleti», ovvero attorno alla torre antincendio gestita dal servizio giardini del Comune di Roma. «Quello di oggi è l’inizio del piano emergenza nomadi - dice il sindaco Gianni Alemanno - che è stato affidato al prefetto e che avvia oggi questa operazione in grande stile. L’obiettivo è cancellare le baraccopoli abusive che sono cresciute negli anni nella periferia di Roma: sono aree di pericoloso degrado sia dal punto di vista sociale che della legalità. Un’operazione che vede coinvolte la polizia municipale, le forze dell’ordine, l’esercito, la forestale. Questo di oggi a Castelfusano non è un intervento isolato o spot, ma s’inquadra in un piano complessivo per tutta la periferia romana per fare in modo che non ci siano più insediamenti abusivi. Sono previsti pattugliamenti specifici in tutte le aree a rischio di nuovi insediamenti e di nuove baracche, gli stranieri che saranno trovati nel corso dei controlli se irregolari saranno espulsi mentre quelli che hanno diritto a rimanere in Italia andranno in campi attrezzati, dove ci sia attenzione alle regole e con percorsi di integrazione». Resti di cucine da campo, materassi, coperte, batterie di auto collegate fra loro, bombole di gas gpl, vestiti sporchi, spazzatura a quintali: non è stato trovato altro, ieri mattina, nel folto della pineta. Gli occupanti, appena saputo del blitz, non hanno aspettato altro tempo per prendere le poche cose utili e filarsela altrove. E sfuggire, così, ai controlli di polizia. Secondo una stima ci vorrà almeno una settimana per concludere il repulisti generale, altrettanto per organizzare un servizio di pattugliamento che, oltre a garantire la sicurezza ai frequentatori, dovrebbe impedire la realizzazione di nuovi agglomerati. Una realtà che aggrava una situazione disperata per Castelfusano, semidistrutta nel maxi rogo del 4 luglio 2000 in cui finirono in cenere ben 380 ettari di alberi e sottobosco, quasi un terzo dell’intero patrimonio verde. Manco a dirlo: i responsabili non sono mai stati individuati.
yuri9206@libero.it