"Mai più esitazioni contro il nemico" Gerusalemme dice basta al terrore

L'ultimo avvertimento di Olmert venerdì scorso: "Non costringeteci ad agire". L'obiettivo dell'attacco: scardinare le strutture di vertice della Jihad islamica

L’attacco di Israele a Hamas è stato duro, deciso, tutte le sue strutture sono state prese di mira; senza più esitazioni Hamas è stata trattata come un nemico vero, pericoloso, strategico, e non come talvolta si fantastica in Europa, un’organizzazione estremista ma in fondo periferica. Questo è quanto emerge dai fatti di ieri se cerchiamo di capire contro chi e che cosa Israele si è mossa, senza la consueta retorica dell’occupazione, dato che Gaza non è più occupata dall’agosto del 2005.
Siamo stati testimoni di tutta la storia di Hamas. C’eravamo, quando dall’87 il movimento, costola della Fratellanza Islamica comandata dallo sceicco Ahmad Yassin, si dette una carta costitutiva che prometteva morte ai cristiani e agli ebrei. E anche mentre cresceva prendendo sempre la strada della violenza. E quando nel ’94 innovò la guerra contro Israele con l’uso massiccio del terrorismo suicida; quando Yassin chiese pubblicamente a uomini e donne di Gaza di uccidere gli ebrei con le cinture esplosive, ed essi seminarono distruzione in misura ancora sconosciuta. Quando nel ’96 stabilì la base di Khaled Masha’al a Damasco così da costruire l’alleanza strategica che oggi dona a Hamas molto denaro e armi iraniane e il ruolo di protagonista nella jihad mondiale. C’eravamo quando Hamas si è opposta a ogni compromesso con Israele, compresi gli accordi di Oslo; quando ha sottolineato in rosso sangue la politica di Arafat rendendo la jihad e il terrore contro civili innocenti la parte più attiva di tutta la politica palestinese. Quando ha cominciato a costruire un vero esercito devoto alla distruzione di Israele, allenato e armato da hezbollah e iraniani.
E nessuno può dimenticare quando nel 2005 Sharon sgomberò Gaza e la consegnò ai palestinesi sperando che ne facessero un inizio di Stato indipendente e una Singapore del Medio Oriente, ed essi fecero una macelleria dei loro fratelli di Fatah e poi una rampa di lancio per i missili Kassam. Abbiamo presente, checché ne dicano oggi, le opinioni dei moderati, a partire da Abu Mazen per continuare con Egitto e Giordania, su Hamas come nemico mortale. E oggi vediamo con sgomento il rapimento di Gilad Shalit, uno dei più crudeli che si siano mai visti, senza una notizia, una foto, una visita della Croce Rossa per quasi tre anni. Nelle settimane scorse, mentre aumentava la pioggia dei missili su Israele, fino ad arrivare ai 90 di mercoledì scorso, si moltiplicavano le notizie sulla crescente forza militare di Hamas.
Israele ha chiesto in tutti i modi a questo autentico Hamastan indipendente, di smettere di bombardare i suoi cittadini. Ma Hamas aveva già annunciato una settimana prima di non voler rinnovare la thadia, la tregua con Israele. Olmert appariva patetico quando pregava venerdì dalla tv Al Arabiya: «Non vogliamo sangue, non ci costringete ad attaccarvi, sarà molto dura». Lo sarà, perché Israele spara su Hamas e non su Gaza, e ci vorrà quel che ci vorrà per costringerlo, e questo è il suo scopo, ad accettare una thadia in cui è chiaro che non si spara e, forse, si discute del rilascio di Shalit.
Per ora sembra di capire che i 150 obiettivi colpiti ieri abbiano tutti a che fare con la grande struttura di Hamas che occupa gran parte di Gaza City, ormai capitale organizzata dell’Hamastan. La centrale di polizia di Hamas conta, per esempio, molte vittime. L’alto numero dei morti è certo legato alla sorpresa e all’ora inconsueta, le 11,30, in cui gli israeliani hanno attaccato. Tutti i poliziotti, gli ufficiali, i funzionari erano probabilmente al lavoro. Per ora è difficile dire quanti innocenti siano stati coinvolti. Ma certo è dura per tutti, palestinesi e israeliani, da ieri sera, al sud, nei bunker e nei rifugi, mentre piovono i missili. La guerra finirà quando Israele penserà di aver messo Hamas in condizione di firmare una nuova thadia e forse quando i cittadini di Gaza capiranno che il loro governo non ha un interesse predominante al suo bene, ma a quello della Jihad islamica.