«Mai più quest’ultima fermata»

Ariela Piattelli

La Judenrampe è «la rampa degli ebrei». È l’ultima fermata del treno per Auschwitz, l’anticamera dell’inferno, prima sosta del lungo viaggio verso l’umiliazione, la sofferenza, la morte. Dalla Judenrampe ha avuto inizio, lunedì scorso, il viaggio della memoria di duecento studenti romani di 51 scuole superiori in visita con il sindaco Walter Veltroni nei campi di sterminio nazisti di Birkenau e Auschwitz.
Ad accompagnare i ragazzi sono stati coloro che per la Judenrampe ci sono passati 60 anni fa per entrare nel campo di sterminio, alcuni di loro convinti di non uscirne più. Come Shlomo Venezia, Piero Terracina, Marco Camerino, le sorelle Tatiana ed Andra Bucci che hanno raccontato ai ragazzi le loro storie individuali, tornando, insieme agli studenti, sui luoghi di quella grande «fabbrica della morte» che fu Auschwitz.
Tra i sopravvissuti che hanno portato la propria testimonianza c’è anche Samuele Modiano, ebreo italiano arrestato dai nazisti a Rodi, tornato per la prima volta ad Auschwitz dopo 60 anni. «Sono oggi in questo luogo per voi, perché voi mi avete dato il coraggio di tornare qui - ha detto Modiano travolto dall’emozione - e proprio oggi che sono qui voglio trasmettervi la mia esperienza affinché la possiate raccontare ai vostri figli. Non so perché sono sopravvissuto: può darsi che io mi sia salvato per parlare con voi. Sono qui affinché tutto questo non accada mai più».
Marcello Pezzetti, storico del Cdec (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), ha guidato i ragazzi attraverso il percorso delle vittime, spiegando loro con perizia tutte le fasi storiche e le caratteristiche del campo di sterminio (come la struttura delle camere a gas, dei crematori e delle fosse comuni), e definendo Auschwitz di oggi come «il più grande cimitero ebraico del mondo, che rappresenta la memoria storica degli ebrei, quindi dell’Europa».
Gli studenti romani, a cui è stato passato il testimone della memoria, produrranno dei lavori con il materiale raccolto nel viaggio, e racconteranno ai loro compagni l’immensa tragedia della Shoah. Veronica, una studentessa romana di diciotto anni, spiega il significato di questa esperienza: «Da questo viaggio ho imparato molto, dobbiamo ricordare questi luoghi e riflettere su questa tragedia, altrimenti si rischia di dimenticare e ciò significherebbe accettare la possibilità che tutto ciò possa ripetersi, anche in altre forme. Ai miei compagni racconterò ciò che ho visto e ascoltato dai reduci, anche se non esistono parole per descrivere la grandezza dell'orrore della Shoah». Lunedì le voci della Storia hanno vinto ancora una volta sul silenzio insostenibile di Birkenau, ed in questo silenzio si è levato anche un Kaddish (la preghiera ebraica per i defunti) che il Rabbino Benedetto Carucci ha recitato insieme ai presenti per ricordare «i sommersi».