Come mai il rinoceronte ha la pelle grinzosa

C’era una volta, in un’isola disabitata lungo le coste del Mar Rosso, un Parsi con un cappello su cui il sole splendeva con un riflesso più-che-orientale.
Questo Parsi viveva dunque sul Mar Rosso e aveva soltanto un cappello, un (...)
(...) coltello e un fornello, di quelli che bisogna stare bene attenti a non toccare. Un giorno prese farina, acqua, uvetta, prugne, zucchero e tutto il resto, e si fece una bella torta, larga quasi un metro e alta poco più. Era davvero una Cibaria Prelibata (cioè magica) e il Parsi la mise sul fornello - lui ce l’aveva il permesso di usarlo - e la lasciò cuocere, cuocere, finché non si fece tutta bella dorata e con un profumino proprio sopraffino.
Ma ecco che quando era sul punto di mangiarla, sulla spiaggia arrivò, dall’Entroterra Completamente Disabitato, un Rinoceronte con un corno sul muso, due occhi da maiale e dei modi sbrigativi. All’epoca, il Rinoceronte aveva una pelle tutta bella liscia. Senza neppure una grinza. Somigliava proprio al Rinoceronte dell’Arca di Noè, ma ovviamente era molto più grosso. Comunque sia, era di modi sbrigativi, lo era allora come adesso, e sempre lo sarà. Lui fece: «Ehi!».
Subito il Parsi mollò la torta e si arrampicò in cima a una palma, con addosso solo il cappello su cui il sole splendeva con un riflesso più-che-orientale.
Il Rinoceronte rovesciò col muso il fornello a petrolio, la torta rotolò sulla sabbia, lui la infilzò col corno che aveva sul muso, se la mangiò e, scuotendo la coda, se ne tornò verso l’Entroterra Desolato Completamente Disabitato che affaccia sulle isole di Mazanderan e Socotra, e sui Promontori dell’Equinozio Maggiore.
Allora il Parsi saltò giù dalla palma, si poggiò il fornello sulle gambe e recitò questo sloka, e siccome tu non c’eri, te lo dico io:
Chi prende la torta
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