Mai temere di passare per «cattivi»

Caro direttore, io, semplice montanaro ottantenne, non ci capisco più niente di quanto sta avvenendo in questo mondo. Non vorrei che fosse così anche all'aldilà. Vivo in una delle vallate bergamasche, dove per secoli si è praticata la transumanza. I pastori facevano svernare i loro greggi lungo le rive del Ticino, mentre nella bella stagione li dirigevano verso i pascoli alpini, portandoli persino sulle pendici del Bernina in Svizzera. Ebbene allora, nel loro girovagare, incontravano anche lupi che affrontavano con l'aiuto dei loro cani per salvaguardare la vita degli agnelli e delle pecore. Lo facevano sempre, anche quando s'imbattevano in un animale randagio, uscito dal branco. Però lo chiamavano sempre lupo, non certo animale strano, e puntavano il dito, allora anche i bastoni, contro i lupi. Mentre ora è cambiato tutto, non bisogna chiamare le cose e le persone con il loro nome. Sgozzano cristiani e non chiamano gli sgozzatori con il loro nome. Sa tanto d'ipocrisia, mentre a me hanno sempre insegnato a dire pane al pane e vino al vino. E questo avviene nella Chiesa, nella sua gerarchia, e questo mi sa un po' d'imbroglio. Io semplice pecorella mi sento smarrita. Mi guardo in giro, cerco un buon pastore che mi indichi chi sono i lupi ma non lo trovo. Ho paura di essere sbranato. Mi aiuti almeno lei.

Luigi Furia

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Caro Luigi, cosa posso insegnare io della vita a un saggio ottantenne delle valli bergamasche? Nulla, semmai è l'inverso e la sua lettera ne è una prova. La lotta tra il lupo e l'agnello è vecchia come il mondo e fino a poco tempo fa nessuno l'aveva mai negata. Anzi, la si raccontava come favola ai bambini per fargli capire la differenza tra il bene e il male, tra i buoni e i cattivi. Lei sa chi sono i lupi, non ha bisogno di leggerlo su un giornale. Lo sa e basta. Continui a insegnarlo ai suoi nipoti e a chiunque incontri sulla sua strada e non abbia mai paura di passare lei, per questo, come cattivo. Un abbraccio.