Maier e la bella tifosa: «Autografo? No, sono dell’antidoping»

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Benny Casadei Lucchi

In linea di massima il colloquio telefonico è stato questo: «Mi perdoni signor Maier, sono una sua tifosa, vorrei tanto conoscerla, vorrei tanto un suo autografo». Il gigante austriaco, perché di Hermann Maier si parla, ha subito detto sì. In fondo la libera maschile è solo domani, in fondo potrebbe essere un gran pezzo di figliola questa ragazza, perché mai non dire sì? Solo che quel pezzo di figliola, quando si è presentata all’appuntamento, invece di chiedere e ottenere la preziosa firma, ha chiesto e ottenuto qualcosa che al fine suo era molto più prezioso: un flaconcino con le urine del campione. La tifosa altro non era che un addetto ai controlli doping.
A raccontare tutto è stato lo stesso Maier, suffragato in questo dalla testimonianza di un suo compagno di squadra, il combinatista Mario Stecher. «Io però avevo ricevuto la telefonata di un giornalista che voleva un’intervista. Quando è arrivato si è rivelato invece un addetto dell’antidoping».
Dunque, è ufficiale: alle Olimpiadi di Torino hanno debuttano trucchi e camuffamenti vari. Il controllore come una spia a caccia del doping nemico sfuggente che si insinua ovunque e per cui va seguito e scovato utilizzando tutti i mezzi a disposizione. D’altra parte, se la sorpresa per Maier e Stecher, oltre che curiosa è stata sgradevole quanto alla privacy, è innegabile che mentre la finta tifosa andava dall’uno e il finto giornalista si recava dall’altro, a due atleti, l’hockeista canadese Theodore e lo slittinista americano (dello skeleton) Zack Lund, veniva cortesemente indicata la porta d’uscita dai Giochi. Condannati entrambi per doping, per cui dritti a casa. Mentre Herminator e il compagno preparavano stupiti il campione di urine, altri quattro fondisti andavano ad aggiungersi agli otto di giovedì sospesi per cinque giorni in attesa di verificare se i valori di ematrocrito rientrano nella norma. Una decisione per preservare la loro salute, è stato detto e spiegato, guai parlare di doping, ma intanto tutti fermi cinque giorni. E salgono a quota dodici.
Questo per dire che i Giochi non erano ancora iniziati che la grande guerra intestina che tormenta e accompagna lo sport moderno era già nel vivo. Maier in fondo lo sapeva, ma che bello se fosse stata una tifosa vera...