Maier: «Questi sci sono pericolosi»

«Voglio fondare un sindacato per tornare a uno sci più tecnico e meno muscolare»

Paolo Marchi

Allarme in coppa del mondo, non solo per il brutto tempo ma anche per la sicurezza. Il punto meteo: troppo vento a St. Moritz in Svizzera e troppa neve fresca a Kitzbühel in Austria hanno provocato ieri l’annullamento delle prime prove cronometrate in vista delle discese di sabato, quando le donne saranno in scena nella perla dell’Engadina e gli uomini in quella del Tirolo. Decisiva pertanto la giornata odierna, visto che domani sono previsti due superG.
E quando non si fa, si parla. Tutti in albergo o in palestra ieri a Kitzbühel , tutti con il naso all’insù per capire l’evolversi della situazione, nel timore che la perturbazione non si sposti e finisca con il danneggiare il programma della tappa regina della coppa del mondo che per i più si identifica nella libera lungo la tormentata Streif, garissima preceduta da un supergigante e seguita da uno slalom che vedrà Giorgio Rocca cercare la sesta affermazioni consecutiva in questa specialità. Per non rischiare nulla anche in vista delle Olimpiadi, l’azzurro diserterà la discesa che avrebbe corso pensando alla combinata, quella di Kitz e quella olimpica visto che ai mondiali dell’anno scorso a Bormio fu terzo assoluto.
Capitolo sicurezza: ha tuonato Hermann Maier che ha messo sotto accusa gli sci di oggi, auspicando la creazione di un sindacato sciatori, tema non nuovo che rispunta ciclicamente. Era ad esempio un cavallo di battaglia di Alberto Tomba che si è ritirato dall’agonismo da ormai otto anni. L’austriaco ha puntato l’indice contro le accentuate sciancrature degli attrezzi moderni. Giusta o sbagliata che sia la sua tesi, l’Atomic, il suo fornitore tecnico, non dovrebbe averla presa benissimo.
Cos’ha detto l’austriaco? Che «gli sci sono sempre più pericolosi, le sciancrature li rendono micidiali per noi atleti ma anche per i turisti, soprattutto i ragazzini». Chi ha memoria degli sci anche dell’epoca di Tomba, fatica a riconoscersi in quelli attuali, strettissimi al centro e molto larghi alle estremità, nonché molto più corti. Curvano più facilmente e, con l’ausilio di placche centrali che alzano lo scarpone da terra, permettono di condurre le curve a una velocità maggiore tanto che il regolamento pone dei limiti precisi. Ne sa ben qualcosa lo svizzero Didier Defago che a dicembre in Francia, primo nella supercombinata della Val d’Isère, venne squalificato perché la sua placca, altezza massima del «blocco» con lo scarpone, superava di quasi due millimetri il limite massimo di 55.
Il problema sicurezza è legato alla velocità che si raggiunge in curva, sempre più alta perché gli sci tengono la curva anche quando raggiunge raggi stretti come solo un lustro fa erano inimmaginabili. Quello che non tiene sempre meno, sotto pressioni incredibili, sono i legamenti che saltano con maggiore facilità. Ha spiegato Maier: «Sotto Natale sono andato a sciare e ho preso paura a vedere ragazzini con gambe magre come spaghetti su sci molto sciancrati. Non è possibile che accadano incidenti come quello occorso a Mario Scheiber che si è rotto i legamenti di un ginocchio senza cadere: stava letteralmente solo sciando. L’industria dovrebbe prendere atto che i nuovi sci hanno cambiato il mio sport, rendendolo più pericoloso. Basta guadare un gigante, l’essenza della tecnica: non è più la stessa cosa. Troppo veloce».
Infine la «minaccia»: «A fine stagione vorrei fondare un sindacato». Maier vorrebbe uno sci meno muscoloso e più tecnico. Non ha torto, ma se c’è uno che ha allargato i confini del «disumano» è proprio lui aggredendo le pista come un’aggressività mai vista prima.