Maier è tornato un mostro «L’oro di Torino sarà mio»

Austriaco in forma olimpica nella discesa di Garmisch

Maria Rosa Quario

Questa mattina, alle ore 11, anzi qualcosa di più visto il suo numero 30, Hermann Maier prenderà il via alla sua duecentesima gara di coppa del mondo. Un anniversario che coincide proprio con il superG di Garmisch Partenkirchen, che è stata la gara in cui ha festeggiato la sua prima vittoria, il 23 febbraio del 1997. Da allora, altre 52 volte Herminator è salito sul podio più alto, l’ultima ieri, e non serve essere dei geni matematici per rendersi conto che l’austriaco ha vinto più di un quarto delle gare a cui ha partecipato, numeri spaventosi se pensiamo che altre 39 volte è salito sul podio come secondo o terzo.
Numeri da fuoriclasse, numeri da cannibale, chiamatelo come vi pare, di certo c’è che Maier, partito ala grande a fine ottobre con la vittoria nel gigante di Soelden, a novembre e dicembre sembrava poi aver smarrito la bussola e non aveva più nemmeno avvicinato il podio a lui tanto caro. La risalita è iniziata a Wengen, quarto posto nonostante il numero alto e la pista rovinata, a Kitzbühel poi Hermann ha capito di essere sulla buona strada vincendo il superG e ieri, su una delle sue piste preferite, è arrivata la terza vittoria stagionale, la prima in discesa. «È stata una gara pazzesca, corsa tutta al limite. Già in una delle prime porte ho toccato la neve con una mano, cosa che non mi capita spesso e che dimostra lo spirito con cui ho affrontato questa pista terribile. Il mio sogno, lo ripeto da mesi, anzi da anni, è di vincere l’oro olimpico in libera, il solo che mi manca: questo successo dimostra che posso farcela».
Qualcuno aveva dubbi? Ieri si è davvero rivisto il Maier deciso e aggressivo della sua prima parte di carriera, la pista tutta in ombra e piena di dossetti era davvero terribile e metteva a durissima prova i muscoli dei discesisti, che arrivavano in fondo con le gambe a pezzi. Benny Raich, dopo aver rischiato per due volte di volare, ha preferito rialzarsi e saltare una porta, Rahlves ha rischiato l’impossibile non andando oltre il 14° posto, Walchhofer ha dato l’impressione di voler solo arrivare in fondo, proprio come Fritz Strobl, loro tanto il posto nel quartetto austriaco dei Giochi lo avevano già, come Maier. Ieri gli austriaci facevano selezione per l’ultimo posto e a giocarselo sono rimasti in due, e lo faranno sulla pista del Sestriere: Klaus Kroell e Andreas Buder sono infatti finiti secondo e terzo, come lasciarli a casa?
L’Italia veloce non ha problemi del genere, dietro a Ghedina e a Fill (ieri caduto, ma senza danni), nessuno ha ancora meritato il posto finendo nei dieci. Kristian ieri ha sciato fin troppo bene in alto, sbagliando poi la curva che immetteva nel tratto finale, di pura scorrevolezza, e ha chiuso dodicesimo.
Restando in casa Italia, settore femminile, a Cortina ieri le azzurre hanno reagito bene alle ultime batoste piazzandosi in tre nelle prime dieci: per Nadia Fanchini, il 7° posto conquistato nonostante una mezza caduta è il miglior risultato di carriera in discesa. Dietro a lei Lucia Recchia ha chiuso nona e Dada Merighetti decima. La festa è stata rovinata dalla brutta caduta della giovane Angelica Gruener, che ha riportato una commozione cerebrale, la frattura della scapola sinistra e del legamento collaterale mediale del ginocchio destro.