Mail di morte dietro l’omicidio dell’ex spia

L’agente ucciso da una sostanza radioattiva spruzzata sul sushi. A Londra scatta l’allarme: altri potrebbero esser stati contaminati

Stefano Filippi

Fa paura anche da morto Alexander Litvinenko, anche sigillato nell'obitorio dell'University College Hospital, la clinica londinese della sua lunga agonia. «Siamo su un terreno sconosciuto, mai successa una cosa del genere», dicono fonti del governo britannico. Un ex colonnello del Kgb eliminato da un veleno radioattivo tanto raro quanto potente, privo di antidoti e in grado di impedire perfino l'autopsia sul cadavere. Tracce di radioattività in locali pubblici, nelle corsie d'ospedale, nell'abitazione dell'agente segreto russo. Accuse violente e trame fosche fra Mosca, la Cecenia, Londra e Roma. Minacce di morte racchiuse in alcune mail di origine oscura ma chiarissime nel contenuto («un atto finale»), che raggiungono i due italiani che più hanno scavato nei misteri del Dossier Mitrokhin: Mario Scaramella, consulente della disciolta Commissione parlamentare che indagò sui rapporti tra il Kgb e l'Occidente, e il presidente dello stesso organismo, il senatore azzurro Paolo Guzzanti.
Le misteriose mail (il cui contenuto è stato svelato ieri dal quotidiano inglese The Guardian) erano giunte a Scaramella a fine ottobre. Dicevano che il servizio segreto russo Fsb, una delle strutture coperte nate dalle ceneri del Kgb, non avrebbe escluso l'uso della forza contro Litvinenko e il magnate russo Boris Berezovski, nemico del presidente Putin pure rifugiato a Londra. E citavano le iniziali di due personaggi, Pg (Guzzanti) e Ms (Scaramella): «Tutti gli agenti dell'Fsb sono sicuri che Pg e Ms collaborano ancora strettamente con il “nemico numero uno” della Russia Berezovski e il suo “compagno d'armi” Litvinenko. I funzionari suddetti - si legge ancora - parlano sempre più spesso della necessità di utilizzare di nuovo la forza contro Pg e Ms, a causa delle loro incessanti attività anti-russe, così come contro Berezovski e Litvinenko».
Dell'operazione sarebbe incaricato «il funzionario X», i cui agenti «sarebbero implicati nell'omicidio di Anna Politkovskaia», la giornalista assassinata a Mosca il 7 ottobre per le sue inchieste sulla guerra in Cecenia, e di altri delitti compiuti «in Russia e nei Paesi baltici per ordine dell'Fsb». Un agente, denominato «Y» in un'altra mail e definito come uno spetnaz (appartenente alle forze speciali dell'esercito) specializzato nel preparare azioni sovversive, sarebbe «a Napoli da oltre un mese» e avrebbe «a disposizione una rete locale» per pianificare «un atto finale (un grave atto di provocazione ma anche un tentativo di omicidio)». Sempre secondo le mail, «Y» sarebbe «un organizzatore e un coordinatore perfetto» per questo tipo di operazioni, ma «è improbabile che agisca in prima persona».
Di tutto questo Scaramella ha parlato con l'ex spia il 1° novembre a Londra: il consulente napoletano, uno che si destreggia abitualmente negli angoli più bui del potere, era così preoccupato da voler mostrare le mail allo 007 russo di persona, non via internet. Si sono visti al sushi bar Itsu a Piccadilly Circus: Litvinenko sarebbe stato avvelenato lì. Poi si è spostato al Pine Bar del Millennium Hotel a Grosvenor Square per incontrare un altro ex agente del Kgb. A casa si è sentito male. Era l'inizio della fine, un'agonia di 23 giorni.
Il polonio 210, l'elemento radioattivo probabilmente spruzzato sul sushi, non dà scampo. Isotopo poco conosciuto, rarissimo in natura (si trova solo associato all'uranio e in percentuali minime), impiegato per fabbricare bombe atomiche, difficile da trovare anche nei laboratori di ricerca nucleare per la sua estrema pericolosità, più dell'uranio e del radio. «Solo persone espertissime saprebbero reperirlo e maneggiarlo», dice Antonio Malorni, chimico del Cnr. Ci si contamina per ingestione, inalazione o per contatto attraverso piccole escoriazioni. L'organismo non ne tollera più di 7 miliardesimi di milligrammo. Si scioglie con gli acidi. Se finisce nello stomaco entra subito in circolo e comincia a bruciare le cellule, reazione a catena. Trovarlo in un corpo malato è impresa disperata: i medici inglesi ne hanno trovato tracce nelle urine di Litvinenko soltanto poche ore prima che morisse. L'antidoto, se anche esistesse, sarebbe inutile.
I killer della spia radioattiva e i mandanti sono gente ricca, esperta e feroce. A Londra si è diffuso l'allarme. Le autorità sanitarie britanniche hanno aperto un numero verde per essere contattate da chi ha frequentato i locali contaminati dalle radiazioni. Scotland Yard ha mobilitato una squadra speciale antiterrorismo. Il governo ha convocato il Cobra (Cabinet office briefing room a), organismo che riunisce rappresentanti dell'esecutivo e dei servizi segreti. La polizia esamina ore e ore di filmati registrati da telecamere a circuito chiuso. Secondo la Bbc numerosi luoghi a Londra sono stati ispezionati come possibili «scene del crimine».
Fonti dell'antiterrorismo e della sicurezza citate dal giornale The Sun ritengono che il sushi servito all'agente russo sia stato avvelenato con uno spray o una polvere magari aggiunta alle spezie. Sarebbero quattro le ipotesi al vaglio di Scotland Yard: un complotto tramato dal Cremlino, la «connection cecena», una vendetta di vecchi spioni del Kgb e infine il suicidio per creare problemi a Putin. Forse però ne avrebbe creati di più da vivo.