La Maiolo: «Milano non è Parigi. In città non c’è nessun ghetto»

Il questore Scarpis: «Senza rispetto della legalità non si aiuta l’integrazione»

Andrea Fontana

«I ghetti da noi non ci sono e non ci saranno mai». Tiziana Maiolo, assessore ai Servizi sociali, allontana da Milano l’incubo della rivolta delle periferie che sta mettendo a fuoco Parigi. Diversa la risposta meneghina al fenomeno immigrazione e, si spera, con esiti differenti da quelli d’Oltralpe. «È un’illusione parlare di società multiculturale, ci può essere solo una società multietnica dove però la cultura è quella del Paese che ospita - spiega a margine del convegno del comitato “Milano per l’uomo” -: altrimenti si forma, ad esempio, un ghetto islamico con una propria scuola islamica». Evidente il riferimento al caso di via Quaranta per difendere le scelte fatte dalle istituzioni e ribadire che situazioni di isolamento, come quello della scuola Fajr, possono rivelarsi esplosive. «La Francia è un Paese colonizzatore che ha poi dovuto assorbire milioni di persone provenienti dai territori colonizzati: si sono così creati non solo ghetti, ma vere e proprie città di soli extracomunitari» aggiunge il questore Paolo Scarpis. Si finisce inevitabilmente per parlare dei fatti di Parigi al binario 21 della stazione Centrale, il tema è «Senza tetto a Milano d’inverno», ma con le associazioni in prima fila verso clochard e clandestini i rischi del binomio città-immigrati vengono subito a galla. «Senza legalità non si aiuta la vera integrazione» è la formula di Scarpis. Per far questo, secondo il questore, bisogna anche liberare le forze dell’ordine da funzioni «non proprio nel loro Dna, come il rilascio del permesso di soggiorno». «Abbiamo circa cinquecento uomini che non fanno polizia - conclude Scarpis -, ma che vengono impegnati in operazioni burocratiche e quasi di assistenza».
Un tavolo interistituzionale «per la gestione unitaria delle emergenze» è la proposta dell’assessore provinciale Francesca Corso per affrontare la questione legalità e sicurezza. «Nel mese di dicembre presenterò un protocollo di intesa da sottoporre al Comune, alla Regione e alle associazioni - spiega la titolare di Protezione civile e integrazione sociale di Palazzo Isimbardi -: sarà un tavolo coordinato dalla Provincia a cui le amministrazioni dovrebbero destinare una quota di bilancio». Un’idea che incassa «la disponibilità ad un colloquio stretto sulla sicurezza» da parte dell’assessore regionale Massimo Buscemi. Mentre sul fronte della solidarietà le associazioni di «Milano per l’uomo» sono pronte per la sfida dell’inverno: obiettivo clochard e clandestini. Dormitorio in via Isonzo per un centinaio di donne e prima accoglienza notturna per duecento uomini in via Calvino, dove i Fratelli di San Francesco apriranno anche un salone per accogliere 120 saccopelisti. Raddoppiano, da dieci a venti, i posti letto messi a disposizione dal progetto Arca per i senza dimora tossicodipendenti e alcolisti, a cui si aggiungono i trenta posti di Sos Stazione centrale della Fondazione Exodus.
Ed entro la fine dell’anno partiranno i primi servizi del rinnovato dormitorio di viale Ortles che diventa «Casa del clochard» con assistenti sociali, corsi di formazione professionale e ricerca del lavoro.