Il mais salva dal caro petrolio

Il cereale diventa acido termoplastico

Francesca Boschieri

La risposta al caro petrolio? È tutta racchiusa nei chicchi dorati di una pannocchia di mais. Per combattere inquinamento e carovita Giovanni Minuto, direttore del centro di sperimentazione e assistenza agricola di Albenga, non ha avuto dubbi. La risposta non era nel mercato borsistico, tra tori e oscillazioni del prezzo al barile dell'oro nero, ma nella natura. In quel granturco dorato che diventa popcorn nei cinema estivi. Ma opportunamente trattato a temperature di 1200 gradi si trasforma in amido termoplastico, un elemento assolutamente biodegradabile.
Dall'idea si è passati all'azione. Sui banconi di bar e fiere della riviera di ponente quest'anno appariranno 100.000 coperti di mais. Sì. Posate, bicchieri, piatti tutti all'amido termoplastico. Sono bianchi come la plastica, e costano poco di più, ma si riciclano senza problemi. Anche le mense delle scuole non saranno esentate da questa sperimentazione. Celle Ligure darà da mangiare ai suoi studenti su questi stessi piatti «al mais». Mais che naturalmente non è ogm.
«L'amido termoplastico è l'anello mancante che lega il settore turistico a quello agricolo, all'insegna del biodegradabile-sostiene Minuto- Un tentativo di porre un freno all'inquinamento ambientale prodotto dal settore turistico ma anche da quello agricolo, con una risposta naturale». È sì. Perché la plastica è utilizzata anche in agricoltura con danni ambientali e costi notevoli. La pacciamatura ne è un esempio. Il terreno viene coperto con polietilene per ridurre le erbe infestanti. Questi fogli di plastica nera devono poi essere smaltiti in apposite discariche, con alti costi. E, in parte, vengono frantumati nel terreno, con danni biologici evidenti. Quest'anno ad Albenga, capofila del progetto europeo Life biomass per le strategie sostenibili per l'ambiente, grazie all'idea di Minuto sono stati stesi teli al mais, teli di amido termoplastico, che potranno essere fresati nel terreno, perfettamente biodegradabili. L'idea è stata estesa anche ai vasetti. I cento milioni di piantine che tutti gli anni partono dalla piana d'Albenga verso il Nord Europa, di fatto sono centomila vasetti di plastica che creano inquinamento. Adesso saranno sempre a base di amido termoplastico biodegradabile. Vasetti di mais. «Il progetto è di livello europeo e ci auguriamo che le industrie recepiscano queste esigenze di creare materiali biodegradabili. Nel frattempo lavoriamo con l'Università di Torino, con il centro di competenza Agrinova, per esportare queste idee nei paesi più a rischio inquinamento, dalla Cina alla Romania».