Maitreya, milanese per amore

Tonalità nera e sensuale, romantica ma non troppo per il cantante una volta conosciuto come Trent D’Arby

Ferruccio Gattuso

Prima di tutto e davanti a tutto, una voce. Quella voce satura, capace di essere dura e poetica allo stesso tempo, sensuale per il suo timbro nero, romantica per come sa adagiarsi sulle melodie più cantabili. Quando Sananda Maitreya apparve al pubblico internazionale fu una rivelazione: era la fine degli anni '80, il pop era agghindato di stucchevoli lustrini, troppe tastiere, chitarre represse sullo sfondo di canzoni patinate, e quasi tutto irregimentato in un'atmosfera "bianca".
Era una vita fa, ma sul serio: basti pensare che, in quei giorni, l'artista conosciuto oggi come Sananda Maitreya si chiamava Terence Trent D'Arby. La sua musica era già una sottile rivincita, con quell'incrocio di pop beatlesiano e ritmiche funky, il suo ruolo un asso nella manica per le volpi della discografia: un sex symbol con una gran voce lo vendi come il pane.
Oggi, per Maitreya, la rivincita è completa: a 33 anni, nel 1995, una crisi esistenziale, che lo ha avvicinato al cattolicesimo, e la ribellione alle leggi delle major lo rendono una sorta di profeta di ciò che lui chiama il "post millennium rock".
L'artista newyorchese, dal 2002 milanese d'azione, vende la sua musica solo su Internet e si esibisce live per il mondo. Stasera e domani Sananda Maitreya porta al Blue Note - per due concerti unici (ore 22) in trio con Nick Taccori (batteria) ed Enea Bardi (basso) - l'ultimo doppio album Angels & Vampires, impresa di 40 brani realizzata in un'anno e mezzo di lavoro.
Un titolo dai contrasti inquietanti: chi sono gli angeli e i vampiri, oggi?
«Gli angeli sono coloro che provano a mantenere ed a stabilizzare tutto ciò che è buono in una cultura. I vampiri sono coloro che scelgono i soldi e il caos prima di tutto il resto e per questo sono ladri, sia che si tratti di denaro, di energia o della tua volontà».
Un malcelato riferimento alle case discografiche?
«Diciamo che con la mia scelta radicale di vendere via Web mi sento un piccolo Mosè: altri artisti vendono anche così, io solo così».
I riferimenti di carattere spirituale nei tuoi brani sono molti. Com'è avvenuto questo approccio alla fede?
«Sono cresciuto in una famiglia protestante ma questo non significa che io abbia mai accettato questa religione. Il fondamentalismo protestante è per me altrettanto pericoloso di quello islamico. Credo in un Dio al di là delle religioni, sono un grande devoto di San Francesco e di Sant'Antonio e questo per me basta. Da uomo libero mi piacciono i rituali e l'umanità della fede cattolica».
Nell'album fai una dedica, con il brano “Angie“, agli Stones: la musica degli altri artisti ti serve da riferimento estetico?
«La maggor parte delle rockstar di oggi sono ragazzi dolci e borghesi che piangerebbero con una sberla. Tutte le grandi rockstar sono invece figli di Prometeo»