Makarija

È una delle «sante stolte» russe di cui parla il libro a cura di L. Coco e A. Sivak (Città Nuova). Si chiamava Artemijeva Feodosija Ivanovna ed era nata in una famiglia povera e numerosissima nel 1926. Sulla sua culla accadeva un fatto strano: ogni giorno, dalle 12 alle 3, spuntava una candelina accesa che nessuno aveva messo. La piccola si ammalò subito alle gambe e non poté più camminare, per sempre paralizzata. Aveva 8 anni quando entrò in una specie di catalessi. I genitori quasi ringraziarono il Cielo che si fosse ripreso quella bambina storpia ma lei, all’obitorio si risvegliò, dicendo di aver sognato il Paradiso. A vent’anni si fece novizia col nome religioso di Tihona. Era analfabeta e fu la Vergine in sogno a imprimerle nella memoria l’intero canone della messa pasquale, cosa che lei aveva sempre desiderato. Prese i voti di clausura col nuovo nome di Makarija e fu presto conosciuta come taumaturga. Guariva la gente prendendo su di sé le sofferenze altrui e insegnava il modo per guarire, prima, le anime. Ma per non essere sommersa dalle lodi faceva, appunto, la «stolta», giocando con le bambole o mostrandosi in comportamenti stravaganti. Leggeva nel pensiero e faceva profezie. A una ragazza che stava per sposarsi disse che le cose sarebbero andate diversamente. Quella, infatti, finì in carcere per aver sottratto un sacco di grano nel kolchoz (la cooperativa agricola sovietica) e il suo fidanzato sposò un’altra. A un funzionario del Komsomol parlò con la faccia rivolta al muro. Dopo poco, quello morì. Makarija predisse la sua fine: nel 1993.