Maksim il Greco

Era un nobile di Corfù e si chiamava Michele Trivolis. Nel 1492 venne a studiare a Firenze e diventò amico dei maggiori intellettuali del tempo. Conobbe anche Gerolamo Savonarola, di cui fu seguace. Nel 1502 prese l'abito domenicano nel convento di San Marco. Ma non riuscì a pronunciare i voti perché i guai in cui incorse Savonarola lo costrinsero a cambiare aria. Nel 1504 il Trivolis si ritrovò sul Monte Athos, monaco col nome di Maksim. Nel 1516 il principato di Mosca chiese aiuto per la traduzione e correzione di testi biblici, patristici e liturgici in greco. Fu mandato Maksim il Greco, il più colto di tutti. Infatti, si impose subito agli intellettuali locali col suo sapere e spaziò anche in altri campi culturali scrivendo e diffondendo trattati. Naturalmente, a non pochi saltò la mosca al naso e l'impertinente Greco si ritrovò condannato per eresia nel 1525. Nel 1531 si aggiunse la condanna per aver alterato i testi liturgici. Non era vero niente, era solo invidia, ma costò a Maksim la prigione. Passò praticamente rinchiuso il resto della vita. Sì, erano celle monastiche, ma ben scelte: buie, umide e prive d'aria. Le condizioni in cui veniva tenuto erano apposta durissime e, come eretico, gli era negata anche la comunione. Egli, comunque, continuò a scrivere finché gli occhi gli ressero. Morì verso il 1555 e fu sepolto nella Lavra della Trinità di San Sergio, presso Mosca. Dice il Semenenko-Basin (Eternamente fiorisce, La Casa di Matriona) che la sua tomba divenne meta di pellegrinaggi. È stato canonizzato nel 1988 ed è venerato nel patriarcato di Mosca.
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