«Mal di Chiesa», il libro del cristiano in crisi Gian Franco Svidercoschi

Il presidente del Censis Giuseppe De Rita e l'arcivescovo emerito di Pisa monsignor Alessandro Plotti presenteranno l'opera del famoso vaticanista, venerdì prossimo, al «Tennis Club Parioli» di Roma

L'ultimo libro di Gian Franco Svidercoschi, «Mal di Chiesa. Dubbi e speranze di un cristiano in crisi» (The Cooper Files) sarà presentato venerdì 25 novembre, alle 18, al Tennis Club Parioli di Roma, da monsignor Alessandro Plotti, arcivescovo emerito di Pisa e dal professor Giuseppe De Rita, presidente del Censis.
Papa da sei anni, Papa Benedetto XVI è nella bufera e gli attacchi al suo pontificato sono sempre più duri.
Il teologo svizzero Hans Kung parla di un suo fallimento nell'ultimo libro «Salviamo la Chiesa» (Rizzoli), mentre il vaticanista Marco Politi lo descrive prigioniero della solitudine in «Joseph Ratzinger. Crisi di un papato» (Laterza).
Molto critico, ma ben diverso nel sofferto approccio dall'interno, è «Mal di Chiesa. Dubbi e speranze di un cristiano in crisi», ultima opera di Gian Franco Svidercoschi.
Per un exvicedirettore de «L'osservatore romano» e storico vaticanista del quotidiano «Il Tempo» non è stato facile pubblicarlo: ha avuto, infatti, una decina di rifiuti prima di approdare alla piccola casa editrice Cooper, che ha suggerito di inserire nel libro la postfazione di un non credente come Adriano Sofri, quasi a controbilanciare la firma dell'autore.
Più del Papa, Svidercoschi critica la «casta clericale» che lo ostacola, la Curia romana che lo imprigiona. E le descrive sclerotizzate nella gerarchia, attaccate al potere, centralizzate, chiuse alle riforme e all'ascolto del mondo che cambia.
L'autore parla di gaffe e incidenti del Papa con musulmani e anglicani, delle sue difficoltà nell'affrontare lo scottante problema dei preti pedofili, anche degli errori compiuti con le nuove aperture verso i lefebvriani e riguardo all'uso del preservativo contro l'Aids.
Tutti problemi che appaiono, più che riconducibili alla semplice responsabilità personale del pontefice, come il frutto di un dualismo che non consente di affrontare davvero la crisi della Chiesa.
Una crisi che è spirituale e istituzionale, legata soprattutto all'attuazione solo a metà della rivoluzione del Concilio Vaticano II. E che Svidercoschi, con il suo libro di credente fervente anche se critico, vuole aiutare a superare non certo ad aggravare.