Per un mal di schiena Tarantino tradisce il western e la Mostra

Attore in concorso e patron della retrospettiva, il regista dà forfeit e scrive a Müller: "Non potrò godere i bei film che abbiamo scelto"

Venezia - Alla Mostra, ieri, Quentin Tarantino s'è visto solo sullo schermo, nella modesta parodia nipponica del western italiano (già parodia del western americano) intitolata Sukiyaky Western Django di Takashi Miike (in concorso). Glossario: Sukiyaki è un cibo giapponese; Django è il personaggio del film omonimo di Sergio Corbucci con Franco Nero.

Addio Tarantino, dunque. Il regista ha scritto al direttore della Mostra: «Non potrò essere con voi perché infortunato alla schiena. Non potrò vedere, non potrò godere i diversi western italiani che abbiamo programmato: Bounty Killer, El Desperado, Navajo Joe e Tepepa. Spero tanto che, finita la Mostra, Sergio Corbucci prenda il posto che merita - accanto a Sergio Leone, insieme a John Ford, Howard Hawks e Anthony Mann - fra i più grandi registi di tutti i tempi. Quindi bevete vino buono, mangiate cibo buono, viaggiate sulle onde e godete della magia del cinema. Con affetto. Quentin Tarantino».

Parole dolci, fatti amari. Se l'assenza di Tarantino è un duro colpo per Sukiyaki, è un colpo durissimo per la Mostra, in questa edizione ideata, come si evince dalla prosa di Tarantino, per compiacerlo. Ma lo si deduceva già dal sovreccitato comunicato della Mostra nello scorso giugno. La massima manifestazione culturale d'Italia - crisi d'identità culturale e nazionale? - si fa avallare da Tarantino. Lo stesso destino amaro - ma almeno da lui patito, non sollecitato - dal presidente della giuria della Mostra che giudicherà Sukiyaki: Zhang Yimou. Per trovare una distribuzione mondiale al suo capolavoro Hero, premiato al Festival di Berlino, il regista cinese dovette subire che Tarantino glielo tagliuzzasse, apponendovi sopra il titolo un insolente «Quentin Tarantino presenta»...

Le scelte dell'anno LXXV - tanto enfatizzato dalla Mostra stessa - sono per giunta in contrasto con quelle delle edizioni 1963-1968 (poi la Mostra fu sospesa fino al 1979, quando ormai il western italiano era morto), che non invitarono nessuno dei film della retrospettiva, né altri western italiani. Per la Mostra di oggi, dunque, la Mostra di ieri sbagliò. E ha sbagliato Carlo Lizzani, quando la diresse quasi trent'anni fa. Eppure Lizzani è uno storico del nostro cinema e all'epoca aveva già diretto due western italiani (uno è ora nella retrospettiva)!

Eretto Tarantino a giudice del nostro cinema di ieri (quello di oggi l'ha stroncato motu proprio in maggio da Cannes), la Mostra s'è legata mani e piedi a lui: è diventata tarantin-dipendente, pur avendo in Italia, se proprio voleva aggrapparsi a Hollywood, George Clooney, che vive più a Como che a Los Angeles e alla Mostra è stato premiato (Tarantino è stato premiato invece a Cannes).

L'assenza di Tarantino è dunque più di un contrattempo. Ben lo sa un altro Tarantino, Massimiliano, che non ne è parente: è il capufficio stampa di Progetto Italia della Telecom, sponsor della Mostra (con trecentomila euro, pare) a condizione che Tarantino, Quentin, venisse...

Vagando per il Lido, giornalisti e cinefili ostentano la sacca distribuita gratis da Progetto Italia. Chi avrà scelto l'immagine che vi è impressa, uno stivale da cacciatore odierno (tacco basso e suola in gomma carrarmato) munito di sperone, quando lo stivale del cow-boy aveva tacco alto e suola in cuoio? Anacronismo o autoironia? In quella sacca, con quello stivale, oggi Massimiliano Tarantino vorrebbe forse che Quentin Tarantino gli restituisse tanti euro. Non un pugno di dollari.