MAL DI TESTO

Chiaramente, in questa città e in questa regione, chi fa questo mestiere deve leggersi con attenzione il Secolo XIX. Io, ad esempio, lo faccio ogni mattina. E, pur avendo stima della libertà intellettuale del direttore Lanfranco Vaccari, persona con cui è un piacere discutere, e di molti colleghi di cui sono amico e che apprezzo umanamente e professionalmente, negli ultimi tempi leggo cose che mi stupiscono.
Ad esempio, il poco spazio dato allo spegnimento della Fiamma olimpica da parte dei no global. Cosa dovevano fare per meritarsi un minimo di indignazione da parte del quotidiano locale più diffuso? Prendere la fiamma e dar fuoco a Palazzo Ducale? Oppure, il fatto che il giornale non abbia preso una posizione netta sulla via dedicata a Fabrizio Quattrocchi. Anche solo per dire che per loro è una sciocchezza, che Fratelli d’Italia simboleggia meglio l’orgoglio di essere italiani, che il cippo a Giuliani ha più senso. Per dire quel che vogliono, ma per prendere posizione. O ancora, il titolo di apertura del Secolo di ieri: «Berlusconi cavalca radio e tv». Assolutamente lecito, ma è comunque curioso il fatto che analoga importanza non sia stata data alle dolcezze riservate dal ligure Fabio Fazio all’ospite Piero Fassino.
Eppure, tutte queste sono scelte. Che magari noi non condividiamo. Ma comunque sono legittime: grazie al cielo un giornale può scrivere quello che vuole. E scegliere il peso da dare a una notizia piuttosto che a un’altra. Quello che invece è incredibile è la presentazione riservata ieri dal Secolo all’inizio della collaborazione di Saverio Vertone con il quotidiano genovese. Per il giornale «Vertone è attualmente deputato nel Gruppo misto». Circostanza vera. Peccato, però, che il Secolo si dimentichi di dire che Vertone è sì iscritto al misto, ma perchè il suo partito, quello dei cossuttiani, non ha i numeri sufficienti per costituire il gruppo autonomo. E quindi Vertone è a tutti gli effetti un deputato della componente del partito dei comunisti italiani, che fa parte del misto. Ci si vergogna di dirlo? Dire che è del misto fa più bipartisan?
A Vaccari, abituato a leggere i comandamenti del giornalismo di Piero Ottone ricordiamo che, secondo il suo modello e predecessore (lo stesso che al Corriere della sera titolò la notizia sull’attentato a Indro Montanelli: «I giornalisti nuovo bersaglio della violenza. Le brigate rosse rivendicano gli attentati»): a) «la precisione è l’inderogabile dovere del giornalista»; b) «il giornalismo segue principi ben definiti che impongono il rispetto della verità»; c) «colui che riferisce in modo fedele e preciso è il giornalista obiettivo». Quindi, i commentatori del Secolo iscritti al gruppo comunista, vanno chiamati con il loro nome.
E’ una piccola storia. Ma è una storia che va raccontata e divulgata. Perchè, anche a Genova, un’altra informazione è possibile.