LA MALA PARATA DEL NUOVO GOVERNO

Ma li avete visti? Avevano certe facce. Sembrava che i bersaglieri, prima che davanti al naso, avessero sfilato sui loro calli. Avevano certi ghigni smorti, certe espressioni annoiate, un’aria di «che ci sto a fare io qui», manco avessero un conto aperto con il nono reggimento Alpini o i Granatieri di Sardegna. Nemmeno un sorriso, un battimano, un po’ di sentimento. Niente. La gente tutt’attorno applaudiva, festeggiava, sbandierava. Loro algidi e grigi, parlottanti o distratti, comunque tetri. Sotto passavano i nostri giovani migliori e le bandiere più gloriose. E loro li accoglievano più o meno come si può accogliere la sfilata municipale «tram autobus e nettezza urbana». O la passerella finale del gran premio Barboncino d’Oro. Più che una parata, una mala parata, quella dei nuovi governanti del centrosinistra alla festa del 2 giugno. Per i tre neo presidenti, poi, l’esordio ufficiale non poteva essere più imbarazzato: il presidente della Repubblica Napolitano ha passato buona parte del tempo a parlottare con quello del Senato, Marini, che stava alla sua destra, mentre alla sua sinistra quello della Camera, Bertinotti, accarezzava la spilla pacifista, appuntata sul bavero per far sapere a tutti che lui non avrebbe voluto essere lì. Come si dice? Non lo fo per piacer mio, lo fo per sembrare pio. E, soprattutto, per mantenere il prestigioso posto: si sa, col cachemire dona una cifra.
Era evidentemente dispiaciuto il subcomandante Fausto: come se tutto quel grigioverde potesse far venire l’orticaria a lui abituato a guidare soltanto le truppe d’assalto del movimento arcobaleno. Accarezzava la spilla come fosse un amuleto. E si sforzava di comunicare a tutti che, sebbene il suo corpo fosse legato alla poltrona istituzionale, il suo cuore era là, in mezzo a Caruso e peace parade, disarmo e disobbedienti, in mezzo a quelli che i cannoni li vogliono solo pieni di fiori. O, al massimo, di erba. Allegria. «Vorrei vestire la parata militare con i colori della pace», ha concluso Bertinotti. E nessuno rida: è proprio un bel pensierino. Alla scuola materna lo appenderebbero in classe.
Ma sì, vestiamo la parata militare con i colori della pace. In alternativa, va bene anche un rosso Valentino, che fa molto chic e s’intona con il colore dominante nella tribuna del disonore. Rosso di fede politica e rosso di vergogna, rosso per l’imbarazzo e rosso per aver dimezzato la sfilata. Ma sì, dimezzato: hanno eliminato jet, elicotteri, carri armati e missili (chissà, forse non avevano fatto a tempo a vestirli con i colori della pace); poi hanno ridotto il numero degli aerei, dei militari e persino dei cavalli, noti quadrupedi militaristi che avrebbero senza dubbio disturbato le spille arcobaleno. «Una parata pacifista», ha commentato Prodi orgoglioso. Contento lui. Intanto poco distante alcuni partiti di governo la definivano «un errore», i verdi ne chiedevano l’abolizione, e tutti insieme solidarizzavano con chi in giro per l’Italia stava celebrando la ricorrenza con inni alla strage di Nassirya o letame sparso sul monumento dei Caduti. Alla fine di tutto ciò Pecoraro Scanio se ne è uscito dicendo che il 2 giugno deve diventare la giornata dei parchi. Che c’entrano i parchi? Non è dato sapere. Però è meraviglioso.
In attesa della festa dei Parchi Armati, però, i signori della nuova nomenklatura di sinistra potrebbero cercare di ritrovare un po’ di senso del ridicolo. Vedrebbero allora come sono buffi lì sul palco, con quelle facce da non credere e la testa rivolta altrove. Basta guardarli e si capisce al volo che di far la festa della Repubblica a loro non importa nulla. Quello che vogliono, è chiaro, è far la festa alla Repubblica. Per questo mostrano le spille arcobaleno: ce ne faranno vedere di tutti i colori.