Malagrotta: Alemanno chiede una proroga

STRATEGIA Il primo cittadino rifiuta l’ipotesi della nuova discarica a Monti dell’Ortaccio: «Ho dato mandato all’Ama per individuarne una di proprietà pubblica»

Il sindaco Alemanno ha chiesto ufficialmente al presidente della Regione Marrazzo la proroga di un anno del funzionamento della discarica di Malagrotta, rifiutando nel contempo l’ipotesi di aprire una nuova discarica a Monti dell’Ortaccio, come era stato proposto precedentemente dagli Uffici della Regione. «La motivazione di questa scelta deriva dall’inaccettabilità di aprire una nuova discarica nella stessa zona di Malagrotta e in un’area di proprietà dello stesso imprenditore Manlio Cerroni, che già gestisce l’impianto attuale - si legge in una nota del Campidoglio. - Contestualmente il sindaco Alemanno ha dato mandato all’Ama di individuare e mettere in funzione entro la fine dell’anno una nuova discarica di proprietà pubblica, in attesa che il Piano regionale dei rifiuti venga adeguato per poter porre termine allo smaltimento dei rifiuti attraverso il conferimento in discarica, con la creazione di nuovi impianti e con l’aumento della raccolta differenziata».
«È importante il “no” del sindaco Alemanno alla realizzazione della nuova discarica a Monte dell’Ortaccio - commenta il presidente della Commissione Ambiente del Comune Andrea Di Priamo -. Sono certo che la parola data dal primo cittadino sarà rispettata. La proroga alla chiusura della discarica di Malagrotta è data solo da questioni tecniche legate all’individuazione e all’allestimento del nuovo sito. Nel frattempo l’Ama è chiamata a dare il via a una nuova fase di gestione dei rifiuti, anche in base agli indirizzi approvati dal consiglio comunale tra i quali una lotta contro l’evasione della Tari».
Critici invece i Verdi: «Ora è tutto più chiaro - dice il capogruppo al consiglio regionale Enrico Fontana -. Con la decisione del sindaco di chiedere la proroga della discarica di Malagrotta, i cittadini di questa zona sanno cosa li attende: continueranno a subire la mancanza di scelte chiare sulla riqualificazione ambientale di un’area che attende da anni la fine di una servitù». «Avevamo segnalato da tempo - aggiunge Fontana - che la realizzazione dell’impianto di gassificazione non avrebbe risolto i problemi relativi al funzionamento della discarica. Ora i fatti ci danno ragione».