Malasanità? Otto casi su dieci sono bufale

La ricerca. I medici legali dell’università Statale ridimensionano il numero degli
errori a Milano: «Molte denunce sono infondate». Il 70% delle cause
contro i camici bianchi non porta a nessuna condanna o rimborso. In
ospedale arriva il mediatore

I casi di malasanità ci sono, ma non sono certo quelli denunciati. Parola della sezione di medicina legale e delle assicurazioni dell’università Statale che ridimensiona, e non di poco, la situazione: a Milano otto casi di presunta malasanità su dieci si rivelano infondati e portano a scagionare il medico incolpato. I 90 casi di cure sbagliate denunciati in Italia ogni giorno sarebbero quindi un’esagerazione.
Tuttavia le denunce di errori sono in continua crescita: la Regione Lombardia ha catalogato duemila richieste di risarcimento negli ultimi sei anni. Si va dal decesso in sala operatoria all’uso scorretto dei farmaci, dalla diagnosi sbagliata al danno permanente. Denunce che si traducono molto spesso in una causa legale ma che, la maggior parte delle volte, non portano a un risarcimento a favore del paziente. «Su 474 cause di risarcimento avanzate in cinque anni - fa notare Riccardo Zoja, direttore della scuola di specializzazione in medicina legale alla Statale - ben il 72 per cento si è rivelata priva di fondamento ed ha portato a un nulla di fatto». Dati confortanti, a detta del coordinatore del Laboratorio di responsabilità sanitaria dell’ateneo, Umberto Genovese: «Queste cifre ci confermano che in Lombardia la sanità funziona e che i casi di malasanità non sono tutti quelli di cui parla la stampa. I conti non tornano rispetto a ciò che viene pubblicato. I numeri reali sono molto più confortanti». Per fare chiarezza su ciò che è errore e ciò che non lo è, Genovese avanza una proposta: creare un osservatorio, che sarà gestito dal suo stesso laboratorio, per verificare di volta in volta se si può parlare di malasanità o meno. Indipendentemente da ciò che sostengono avvocati e assicuratori. In questo modo per il paziente sarà anche più facile orientarsi senza cadere in trappola e imbarcarsi in cause lunghe e costose.
«La casistica dell’istituto - conferma Walter Locatelli, direttore dell’Asl di Milano - può fugare ogni dubbio sulla sanità lombarda, confermando la sua qualità. Spesso si genera ansia nei cittadini con presunti errori che poi non si rivelano tali».
«Prima di cominciare una causa - sprona Enrico Moscoloni, segretario dell’ordine degli Avvocati di Milano - l’avvocato deve avere il supporto del medico legale. In base a questo parere decide se cominciare la procedura o meno».
In questo modo si farebbe una bella scrematura anche sul numero delle denunce, mettendo in campo solo quelle reali, che portano allo scoperto un reale errore. Dal 1994 ad oggi il numero dei sinistri è più che raddoppiato, come sottolinea lo stesso presidente dell’ordine degli avvocati Paolo Giuggioli, e le denunce ai singoli medici sono state 11.850. «Ma non sempre - spiega il broker assicuratovo Attilio Stefanno - dietro alle denunce c’è un errore professionale». Si tenga poi presente che per un decesso in sala operatoria scattano almeno sei avvisi di garanzia (dal medico dell’accettazione al chirurgo al medico della terapia intensiva) quando invece il caso è uno solo.
Per cercare di venire a capo del boom di denunce infondate, spesso fatte sulla scia della rabbia o di sentimenti irrazionali, la Regione Lombardia ha deciso di istituire una nuova figura legale: quella del mediatore. «Dopo una sperimentazione ben riuscita nell’ospedale di Lecco - spiega Osvaldo Basilico, direttore generale della Sanità in regione Lombardia - ne abbiamo inserito uno in ogni azienda ospedaliera da luglio e nei prossimi mesi provvederemo ad aumentarne il numero».