Malati terminali, assistenza e cure a rischio

Per l’assessore Battaglia «non c’è nessun allarme». Ma nel 2002 chiedeva di anticipare i rimborsi

Antonella Aldrighetti

Quale futuro si sta profilando per le strutture sanitarie convenzionate nella Regione? Se la situazione in cui versa la residenza assistenziale «San Francesco Caracciolo» potesse essere presa come cartina di tornasole, questo futuro sarebbe più che angusto e, il rischio di «chiusura attività» sarebbe davvero alle porte. Già perché nel caso specifico oramai, da ben otto mesi la clinica non riceve dalla Asl Roma A (quella di appartenenza) i pagamenti delle rette per i pazienti che assiste e che, ad oggi tra un ricovero e l’altro, secondo le convenzioni dell’epoca, ammontano a circa sei milioni di euro di mancati versamenti regionali. Un motivo che ha indotto l’amministrazione dell’hospice, non tanto a mettere le «mani avanti», quanto a «declinare ogni responsabilità sia civile che penale perché non è in grado di garantire l’assistenza sanitaria necessaria ai pazienti per la situazione finanziaria in cui versa che però, non è direttamente imputabile a loro stessi». Così è scritto nella missiva che già il 23 dicembre scorso l’amministratore unico, Luca De Marchis, ha inviato alle autorità competenti compresi naturalmente l’assessore alla Sanità, Augusto Battaglia, e il governatore, Piero Marrazzo.
Una dichiarazione d’intenti che avrebbe dovuto far sobbalzare la casa di vetro? Macché. Non ha assolutamente suscitato alcuna preoccupazione né nell’animo dell’ex teledifensore civico tantomeno in quello di Battaglia. Tempi lontani quelli del 2002, quando l’allora deputato diessino interrogava il ministro della Salute Girolamo Sirchia, chiedendo di sollecitare i pagamenti alla clinica Caracciolo da parte dell’azienda sanitaria. All’epoca quei ritardi, per l’odierno assessore, erano sintomo di uno stato di crisi che «metteva a repentaglio la stessa sopravvivenza di un servizio considerato valido, efficace e che - parole sue - godeva del massimo gradimento da parte dell’utenza» visto che la residenza si occupa proprio di dare assistenza a malati terminali, tra domiciliari e ricoverati. E in questi giorni, quali saranno le domande che si porrà l’assessore o piuttosto le risposte che intenderà dare alle famiglie dei pazienti e al personale sanitario che non ha ancora percepito stipendi e tredicesime?
«Non c’è alcun motivo di allarme per i malati, i loro familiari e i lavoratori dell’hospice Caracciolo - ha replicato Battaglia -. Da settembre con l’arrivo del nuovo direttore generale, la Asl Roma A ha pagato puntualmente le quote spettanti e ha garantito che tale pagamento proseguirà per tutto il 2006». Per i debiti pregressi «ereditati dalla passata Giunta, la Regione ha proposto alcune soluzioni come la transazione concordata con le organizzazioni di rappresentanza della sanità privata» ha sottolineato Battaglia.
«Purtroppo, anche in questa occasione sia Battaglia che Marrazzo si sono dimostrati poco sensibili alle problematiche sollevate perché non hanno fatto la loro parte politica sulla paventata chiusura dell’hospice Caracciolo - chiosa Gianni Romano segretario regionale della Fials-Confsal -. Difatti, la soluzione prospettata dalla giunta regionale che prevede di autorizzare la sottoscrizione di atti transattivi per il pagamento dei fornitori del sistema sanitario regionale per i crediti vantati sino al 2005, non solo è stata emanata tardivamente rispetto alle esigenze delle imprese che operano nella sanità ma appare talmente machiavellica nella sua applicazione che, forse, ci vorranno anni per azzerare il contenzioso e giungere alla riscossione del credito. Nel frattempo rimane a rischio la continuità terapeutica per i ricoverati della Caracciolo e la prospettiva di perdere il posto di lavoro per migliaia di operatori del Lazio occupati in strutture convenzionate che, da maggio, non ricevono i pagamenti delle rette». Sull’orlo del baratro, sarebbero decine e decine di residenze assistite, tra cliniche di lungodegenza e fisioterapiche.