Malattie rare, seimila euro a ricercatore

«Ricerca, prevenzione, informazione capillare e interesse al lavoro dei giovani ricercatori». Così l'assessore alla Salute, Carla de Albertis, ha elencato le ragioni per cui il Comune ha deciso di istituire per la prima volta un premio da 6mila euro che verrà assegnato sabato prossimo durante il Convegno contro la Sclerodermia sistemica, ospitato dall'Università degli Studi. Un giovane ricercatore milanese vedrà riconosciuta l'eccellenza del suo lavoro attraverso questo cospicuo riconoscimento per uno studio orientato alla prevenzione della Sclerodermia. «Una malattia riconosciuta come morbo raro a livello europeo e mondiale ma che non ha ancora ottenuto questo titolo a livello nazionale in Italia» spiegano dagli uffici della Onlus Gils, gruppo italiano lotta alla Sclerodermia. Traduzione: si ringrazia il Comune di un'attenzione affatto scontata che permetterà di ospitare da mercoledì a sabato tre giorni di studi e relazioni di docenti senior e giovani ricercatori; un'occasione più unica che rara per confrontarsi e aver l'opportunità di approfondire in anteprima nuove idee e far circolare in tempo reale dati non ancora pubblicati. Il workshop culminerà sabato con la partecipazione di ammalati e parenti accorsi da tutta Italia per ascoltare e dibattere con i professori. Milano si appresta a vestire i panni di capitale mondiale dei lavori contro questa patologia che colpisce tra le 30 e 40mila persone nel Bel Paese, in particolare donne, tanto che il numero degli uomini affetti da questa patologia è stimato in un rapporto di 1 a 8. «Una diagnosi precoce della malattia può essere importante per ridurre l'invalidità che questo morbo comporta e migliorare drasticamente la vita del malato. Basta un semplice prelievo di sangue e una capillaroscopia per confermare la diagnosi - spiega Raffaella Scorza, coordinatrice del comitato scientifico internazionale Gils - Stiamo anche lavorando sull'individualizzazione delle terapie per contrastare un morbo così polimorfo, per evitare di sottoporre il paziente a rischi inutili e per cercare di contenere un esborso pubblico considerevole».