«Malattie sessuali in aumento Sull’Aids si è abbassata la guardia»

L’età del primo rapporto, dicono le statistiche, è mediamente sempre più bassa e ormai sfiora la preadolescenza. In compenso, o forse anche per questo, le malattie sessualmente trasmesse non abbassano la testa, ma anzi la rialzano in barba a decenni di campagne di prevenzione. A cominciare dal virus più terribile, quello dell’Hiv, che oggi in Italia infetta una nuova persona ogni ora e mezza. E per l’Aids la Lombardia conserva il primato nazionale con oltre il 30 per cento dei malati che in Italia oggi ammontano a 58.400. Ma è allarme anche per le infezioni a trasmissione sessuale cosiddette minori come la Chlamydia, che in Italia colpisce soprattutto le giovani donne. Su questo e altri temi dibatteranno i massimi esperti giunti al convegno internazionale che si apre oggi a Como a cura dell’Associazione dei Microbiologi clinici italiani. Il professor Enrico Magliano, direttore scientifico dell’associazione e presidente del convegno, annuncia la presentazione delle più recenti acquisizioni mondiali sulla diagnostica, la terapia e la prevenzione.
Dati non confortanti, a quanto pare, professore...
«Per quanto riguarda la Chlamydia, che è un’infezione cervicale e uretrale spesso asintomatica, uno studio nazionale su oltre 30mila soggetti, ha evidenziato una prevalenza globale dell’infezione di circa il tre per cento, con il maggiore picco al di sotto dei 25 anni di età, in particolare 7 per cento nelle donne e 12 per cento negli uomini».
Perché?
«Perché la Chlamydia trachomatis, pur essendo curabilissima con gli antibiotici, se non viene diagnosticata in tempo può ascendere nella donna alle tube e alle ovaie fino a provocare sterilità. Nel maschio, invece, si manifesta con un’uretrite. Il rischio, ovviamente, è quello del cosiddetto contagio ping-pong tra i due partner. Oggi la Chlamydia colpisce nel mondo 100 milioni di persone ed è la seconda malattia sessualmente trasmessa dopo l’Aids».
A proposito di Aids. I casi sono in aumento ma non se ne parla quasi più. Com’è possibile?
«Se ne parla molto meno perché, grazie alle moderne terapie, la mortalità è scesa quasi del 90 per cento. Ciò ha fatto abbassare la guardia, ma è stato un grandissimo errore di prevenzione. Chi è colpito dalla malattia, anche se non muore, è costretto ad una chemioterapia a vita. Cioè ad una vita molto condizionata».
Vuol dire insomma che non c’è mai stato da parte della popolazione un vero cambiamento dei comportamenti?
«Dirò di più. Se fino a una decina di anni fa la maggior percentuale dei pazienti era costituita da tossicodipendenti (58 per cento, ndr), oggi questo dato è in discesa, mentre è salito quello dei soggetti contagiati da rapporti eterosessuali (dal 20,7 a 43,7 per cento)».
Avete riscontrato un aumento anche delle altre malattie sessuali?
«Il dato più allarmante, direi, è il ritorno di patologie che si credevano ormai scomparse, come gonorrea e sifilide. Un aspetto epidemiologico da tenere sotto controllo».
Tornando alla Chlamydia, quali sono le strategie che intendete affrontare per i prossimi anni?
«Se ne parlerà in questi giorni con grandi esperti come il professor Julius Schachter dell’Università di California, oggi considerato la massima autorità scientifica negli studi su questa malattia. In Italia riteniamo opportuno continuare lo screening iniziato in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e che permette la diagnosi precoce anche nei casi asintomatici. Oggi, del resto, i test diagnostici sono molto semplificati rispetto al passato e ci consentono di esaminare un numero di donne sempre più elevato, con esame può venir fatto sulle urine anziché con il tampone e quindi molto più accettabile. Fortunatamente, come già detto, le terapie sono molto efficaci».