Maldini: «Troppi acciacchi A giugno potrei ritirarmi»

Il fuoriclasse rossonero: «Non posso più giocare due gare troppo vicine: forse mi farò rioperare al ginocchio»

Paolo Maldini alza mezza bandiera bianca: professa ottimismo per il futuro prossimo immediato, ma è più che pessimista sul futuro prossimo venturo. Ventitré stagioni di Milan hanno lasciato il segno sulle ginocchia del giocatore; l’operazione dello scorso anno per permettergli di andare avanti ha sì allungato non si sa fino a quando la carriera del capitano del Milan, ma gli ha anche fatto capire che è ora di appendere le scarpe al classico chiodo.
È lo stesso giocatore a confessarlo a Milan Channel: «Il ginocchio operato va bene, l’altro è più o meno nella stessa situazione di quello operato. Ho iniziato bene la settimana, ho lavorato con la squadra nonostante i problemi che si sono presentati dopo il derby. Ho dovuto saltare la partita con l’Atalanta e ho anche fatto anche una visita con il professor Martens. Farò un’altra operazione? Dipende dal gonfiore, se va come l’anno scorso è praticamente impossibile andare avanti. In ogni caso questa stagione è stata più ricca e intensa di partite e minuti giocati rispetto a quella precedente». Oggi, ma è il domani il grande problema di Maldini.
Due impegni importanti e vicini tra loro aspettano il Milan: sabato la Roma e martedì prossimo il Bayern Monaco e qui il Paolo nazionale alza la bandiera bianca. «Spero di essere a disposizione per Roma», afferma sconsolato, «ma Martens mi ha detto di scordarmi di giocare due partite ravvicinate. Mi piacerebbe essere in panchina a Roma comunque». Il capitano rossonero sa di essere agli ultimi sprazzi di una carriera leggendaria e vorrebbe concluderla in modo esaltante, malgrado le sofferenze agli arti inferiori che quasi non gli consentono di dormire. L’aveva detto lo scorso giugno: «A fine stagione lascio definitivamente». L’aveva confermato dopo il derby di ritorno: «Così non posso andare avanti». Insomma, un non ce la faccio più che fa comunque onore alla quasi 39enne (li compirà il 26 giugno) bandiera rossonera, che mai ha avuto gravi infortuni in carriera e ha sempre garantito un rendimento alto in qualsiasi competizione: in campionato è arrivato alla stratosferica quota di 600 presenze con 23 titoli conquistati tra scudetti e coppe. Ma l’orgoglio di Paolo è smisurato e se il fisico lo sorreggerà (queste dannate ginocchia fanno però temere il peggio), l’obiettivo delle 1.000 partite è vicino: ora è a quota 980, aggiungendo agli 841 match col Milan i 126 nella nazionale e i 13 tra Under 21 e Olimpica. Sorride il capitano a ricordargli certi numeri, lui forse li ha già messi in quell’albo dei ricordi che non intende ancora chiudere. E guarda avanti, la panchina con la Roma e magari una maglia contro il Bayern perchè è proprio l’obiettivo Champions a dargli la forza di continuare.
«Il Bayern è sempre il solito avversario, forte fisicamente, ma lo conosciamo bene e credo sia assolutamente battibile da un Milan concentrato e in buona forma - ammette -. Sulla concentrazione non ci sono timori, sulle forze abbiamo recuperato pedine importanti come Serginho e Nesta e poi, in gare così, raccogli tutte le forze che hai. A questo punto della Champions le 8 squadre presenti hanno la possibilità di arrivare in fondo, noi guardiamo gli altri dall’alto in basso. Sono uscite Barcellona, Inter e Real e non possiamo sentirci inferiori a nessuno». Sul campionato: «Il 4° posto è alla nostra portata». Su Ronaldhino: «Speriamo venga, perché giocare con un campione così è più facile. Lo dicevo anche per Ronaldo». E sulla nazionale: «Non credo che l’Italia avrà grossi problemi, è dura ma Donadoni non deve sentirsi messo in discussione». Solo sulle sue ginocchia Maldini, l’ultimo degli highlander, vede nero.