Maldini trova i difetti Milan «Pochi gol e vivaio povero»

Un mistero, due speranze, un’accusa. Sintetizzato così l’intervento di Paolo Maldini, capitano e memoria storica del Milan, sembra assumere la dimensione di un piccolo evento giornalistico appena ridimensionato dal contrattempo patito da Pippo Inzaghi (colica renale, ricoverato in ospedale per accertamenti, niente di grave) e dalla notizia del primo gol arabo di Ronaldo. Il mistero è quello che scorta Maldini nel giro di perlustrazione attraverso le gravissime lacune domestiche tradite dai rossoneri in campionato e solo in campionato. «È difficile capire come il Milan riesca a fare grandi prove in trasferta e a non vincere in casa neanche una gara al contrario di quel che accade in Champions. C’è un unico dato di fatto dal quale dobbiamo partire: a San Siro segniamo troppo poco» la confessione che porta al recupero di Ronaldo (ieri in allenamento gol e alla fine allunghi in compagnia di Emerson) e poi all’utilizzo di Pato (velocizzata la sua pratica burocratica in Brasile sta per sbarcare a Milanello dove comincerà la preparazione in vista del debutto col Napoli). «Pato e Ronaldo nel 2008 possono darci qualcosa in più a livello qualitativo. Pato è ancora un ragazzo che tuttavia non teme responsabilità, il suo inserimento finora è stato positivo» il bigliettino da visita firmato da Paolo Maldini, uno dei suoi convinti estimatori.
La parte più suggestiva, con tanto di stroncatura, dell’intervento di Paolo Maldini è quella riferita al settore giovanile del Milan. Da quel settore, un tempo autentico pozzo di San Patrizio, lui proviene, in quel settore ora muove i primi passi suo figlio Christian: inevitabile che guardi al vivaio rossonero anche per un incarico futuro, subito dopo la conclusione di una carriera unica. «Quello che non voglio fare è l’allenatore e non ci saranno ripensamenti in tal senso» la promessa prima di passare all’analisi di uno dei punti deboli dell’attuale Milan. Un paio di riorganizzazioni (con Franco Baresi qualche anno fa, e con Paolo Taveggia più di recente) sono fallite. Attualmente c’è la reggenza di Ariedo Braida, dg rossonero (l’operativo è Ruben Buriani). «Un mio impiego nel vivaio potrebbe risultare un’avventura affascinante anche se credo che per questa tipologia di impiego servano figure professionali di grandissima esperienza» è la confessione di Paolo. Si capisce al volo che l’incarico sembra fatto su misura per lui. «Io potrei dare un input ai ragazzi che si avvicinano al calcio ricordando loro che l’obiettivo non è certo la carriera da calciatore professionista ma il divertimento assoluto. Da troppo tempo la nostra società non sforna talenti di livello fatti in casa e oggi più che mai, con le nuove regolamentazioni in materia di Champions, tale risorsa diventa fondamentale» l’altra sottolineatura di Maldini.
Prima dell’affondo. «C’è stato qualche errore di programmazione in passato. Bisogna prendere esempio dalla Juventus che negli ultimi anni ha lanciato molti giocatori pronti per la serie A in modo da ricreare quello che una volta era il punto di forza del Milan» ricorda Maldini. Lui e Franco Baresi, più Costacurta e Filippo Galli, con Evani arrivarono in prima squadra direttamente dal settore giovanile che ebbe in Italo Galbiati (attuale braccio destro di Capello) un eccellente maestro. L’ultima battuta del capitano è riservata alla partita dell’addio: «Spero si giochi a Mosca».