Maldini: «Voglio rivincerla nel 2008»

Paolo non pensa più al ritiro: «Adesso punto all’Intercontinentale» Galliani: «Quando c’è in campo Inzaghi non si perde, a Istanbul non c’era»

nostro inviato ad Atene

È vero, si è arreso alla tensione. E per un uomo come lui fuggire dalla tribuna d’onore della finale di Champions league non è un tradimento.
È vero Adriano Galliani non ce l’ha fatta dopo il gol di Kuyt a resistere in tribuna, al fianco del presidente Berlusconi, ed è sceso a precipizio lungo le scale dell’Olimpico di Atene per rifugiarsi negli spogliatoi e per evitarsi la tortura di quegli ultimi minuti. «Non ce l’avrei fatta», riconosce alla fine ancora sudato di gioia, pieno della soddisfazione che una squadra di calcio riesce a regalare.
Adriano Galliani è senza più energie, svuotato positivamente da quel che è accaduto ieri notte ad Atene, sotto l’Acropoli. «Quando c’è Pippo non si perde» è la sua frase ripetuta come una specie di motivetto. Al dirigente cui piacciono tanto le cifre e le ricorrenze, non è sfuggito il particolare decisivo. Con Inzaghi in campo, il Milan non ha mai perso una finale, di recente. Ad Atene, SuperPippo venne relegato in tribuna, ecco il riferimento storico passato.
La felicità è una nuvola rossonera che avvolge Galliani dall’inizio alla fine. Forse perché anche lui è tra quelli che hanno affrontato la traversata del deserto, sono partiti da Belgrado e hanno concluso la loro matta corsa ad Atene, conquistando la coppa dei Campioni più bella.
«Non più bella ma di sicuro l’impresa più grande compiuta dal Milan in questi ultimi venti anni» è il suo riconoscimento. Che vale per tutti, per l’allenatore e per i giocatori, per la società rimasta con la testa sulle spalle nei giorni difficili e complicati.
Da Galliani a Paolo Maldini, il capitano dei record il passaggio è quasi scontato. Ha raggiunto Gento, un altro mito, ha commosso l’Equipe, quotidiano storico parigino che organizza il Pallone d’oro, ha alzato un’altra coppa, dopo le altre, presa dalle mani di Platini in tribuna d’onore, e ha dato il grande annuncio. «Volevo con tutte le mie forze questo trofeo per un motivo semplicissimo: perché ho deciso di restare a giocare per un altro anno e perché voglio tornare a Tokio e riprovare l’assalto alla coppa Intercontinentale», le sue parole dettate in tv. L’aveva detto dopo aver perso ai rigori col Boca Juniors: «Prego di poter ancora tornare da calciatore in Giappone». Inzaghi l’ha accontentato. E gli ha allungato la carriera. Oltre che la bacheca dei trionfi.
Trionfi del calcio italiano che qui finalmente si possono ricollegare a un anno fa, alla festa pazza della Nazionale a Berlino dove ci fu un’altra rimonta clamorosa e storica, guidata da Marcello Lippi.
«Alla faccia di chi diceva che il calcio italiano era in crisi. Siamo stati capaci in dodici mesi di conquistare il mondiale e di venire qui ad Atene a riprenderci una coppa che sentivamo nostra già due anni prima» è la dedica di Rino Gattuso al doppio trionfo, legato a filo doppio.
E confermato puntualmente da Marcello Lippi, ieri sera in tribuna con sua moglie al fianco. «Quella del Milan è stata un’altra lezione all’Europa intera» è la sua frase.