«Il male non è nell’alcol, ma in chi ne abusa»

Mi ricordo bene di Lei, signor Palmesino: cercava sempre delle bottiglie raffinate, vestiva con cura e parlava con grande educazione e mi fa piacere ritrovarla, anche se questa sua carica riduce di un poco la gioia di colloquiare con lei. Per sorridere un po' le dirò che la sera della degustazione dei Rhum semplicemente non ho guidato perché abito a poche decine di metri dal Clan…… Inoltre (e qui il tono si fa più serio) dovrebbe sapere che durante le degustazioni tecniche non si inghiotte mai ma si sputa: non riuscirei a sopravvivere ad una giornata del Vinitaly o dei Grands Jours de Bourgogne dove, nell'arco di otto/dieci ore si degusta un centinaio di vini.
Due anni fa eravamo a Beaune, capitale della Borgogna, io e mio figlio e cominciammo la serie di contatti con diversi produttori verso le dieci, proseguendo fino alle venti; a quell'ora venne offerto dai vignerons un simpatico buffet; mio figlio mi disse: «Beh, papà, adesso un bicchiere ce lo beviamo….. ». Non avevamo inghiottito un goccio di alcool in tutto il giorno, pur avendo assaggiato molte decine di vini differenti!
Con questo voglio significare che dobbiamo essere noi che decidiamo come, quanto e quando bere.
Non mi sogno neppure lontanamente di incitare i giovani (e neppure i vecchi!) all'abuso di alcool, ma se mi chiedono se mi pare giusto far assaggiare il vino ai bambini, rispondo di sì perché è solo con la conoscenza che possiamo governare le esagerazioni, evitando di assistere alle scene penose che riempiono i venerdì notte: ragazze e ragazzi che credono di disinibirsi o di essere più «grandi» bevendo a dismisura e sentendosi male. Certamente la piaga dell'alcolismo esiste ed è grave ma la causa, caro sig. Palmesino, non è l'alcool ma chi lo beve: se la causa fosse l'alcool che, da solo, porta alla perdizione , tutti gli occidentali sarebbero estinti da secoli mentre i sobri islamici, integerrimi e privi di questo vizio orribile, si sarebbero diffusi ovunque. Ipotesi carina ma, francamente, non sta in piedi. Il fatto gli è che anche l'alcool, come la droga, il bullismo, i cani mordaci o le corse sulle pubbliche vie, la violenza negli stadi o fra le mura domestiche e così via non sono altro che le diverse facce dello stesso fenomeno: il vuoto nell'anima. E così i poveretti cercano di riempire questa voragine senza fondo chi con l'alcool, chi con la droga, chi con le corse in auto, chi angariando (ovviamente spalleggiato da altri) il compagno di scuola più debole.
Potremmo anche proibirlo, l'alcool, (ci hanno già provato….) ma esso verrebbe sostituito da altro perché l'individuo che ha dei problemi all'interno di se stesso non potrà mai liberarsene, Est modus in rebus: chi legge i miei auguri del 31 dicembre sul più diffuso foglio cittadino sa che sono anni che aggiungo: sappiate apprezzare senza abusare. Mi pare sia la cosa migliore, aldilà dei toni millenaristici ci vuole equilibrio e buon senso: se c'è chi rincasa tutte le sere ubriaco e picchia la moglie e i figli non credo che cambierà le proprie abitudini solo perché è stata soppressa questa mia (saltuaria) rubrica per lasciare il posto ad un'altra che ci racconta di cirrosi epatica o di danni neurologici. Sono assolutamente convinto che l' Aicat possa fare del bene alle persone che ne hanno bisogno, soprattutto, però, individuando le ragioni profonde, le radici del malessere che porta a cercare conforto nell'alcool.