Male la raccolta a ottobre in calo di 1,3 miliardi di euro

Il consueto rapporto dell’ufficio studi di Assogestioni evidenzia per le società italiane con sede all’estero (round trip e fondi esteri che operano in Italia flussi positivi di raccolta che superano 1,2 miliardi. Il sistema chiude complessivamente ottobre con riscatti netti pari a poco meno di 1,3 miliardi dovuti ai 2,5 miliardi di deflussi che i fondi di diritto italiano hanno registrato nel mese di riferimento. Il patrimonio del settore, sostenuto dal buon andamento dei mercati equity, ha registrato una crescita degli asset che si assesta oggi oltre la quota dei 450 miliardi. Secondo il rapporto di Assogestioni in ottobre i fondi azionari hanno messo a segno la raccolta più consistente e le sottoscrizioni al netto dei riscatti sono cresciute fino a 704 milioni. Il patrimonio, sorretto anche dai mercati, cresce superando ampiamente i 98 miliardi, equivalenti al 21,8% degli asset del settore. I prodotti bilanciati mettono in cassa 250 milioni, il patrimonio sfiora oggi i 20,7 miliardi, equivalenti al 4,6% degli asset investiti in fondi comuni aperti. I fondi obbligazionari fanno registrare una raccolta di 146 milioni. Gli asset investiti in fondi obbligazionari valgono oggi il 41,7% del patrimonio complessivo del sistema, con un dato vicino ai 188 miliardi.
Cresce fino a 63,5 miliardi il patrimonio per i fondi flessibili nonostante una raccolta negativa e pari a 100 milioni. Deflussi pari a 225 milioni di euro per i fondi hedge che detengono un patrimonio di 13,2 miliardi, pari al 2,9% degli asset totali investiti in fondi comuni. I fondi di liquidità registrano riscatti pari a 2 miliardi e il patrimonio della categoria si attesta a 66,9 miliardi, il 14,9% degli asset del settore. Grazie a una raccolta netta di 1,2 miliardi i fondi round-trip sono nuovamente protagonisti della raccolta messa a segno dai fondi di diritto estero che detengono oggi un patrimonio pari al 55,5% degli asset del settore equivalenti a 250 miliardi.
Alla fine del mese gli asset dei gruppi italiani valgono il 78,4% del patrimonio, mentre il restante 21,6% è nelle mani dei gruppi esteri.