Il maledetto vizio di fare le cose sempre in Grandi

I contrasti, se si è veramente rock, li si ha nel sangue. Irene Grandi, poi, conferma la regola anche nel nome: in greco significherebbe «pace», ma a guardarla come macina chilometri, a falcate da un estremo all'altro del palcoscenico, alla caccia dell'ultimo volto distinguibile in platea, be’, la pace è un'altra cosa.
Ecco perché, dopo un successo ininterrotto a colpi di rock, questa fiorentina dai modi casual e genuini (ma sempre, inesorabilmente bella) sveste per un attimo il giubbotto in pelle e si cala nelle morbide sonorità dell'acustico. «Irene Grandi.hits» è il tour rigorosamente unplugged partito il 16 novembre da Brescia, atteso domani sera al teatro Smeraldo: dai palazzetti ai teatri, dai watt rabbiosi dell'universo rock all'amplificazione «senza cavo» delle chitarre e dei bassi acustici, e di un quartetto d'archi che, a margine della voce di Irene Grandi, colorerà in modo inedito le canzoni di una carriera ultradecennale. Sono infatti i suoi più grandi successi a fare da colonna vertebrale a uno show fatto di musica ma anche immagini, versi cantati ma anche racconti.
Dopo la solita estate costellata di gratificazioni (ad esempio, il Premio Radio 2007, conferitole al Festivalbar) e a poche settimane dalla pubblicazione del nuovo singolo «Come tu mi vuoi» (riuscito tributo all'icona Mina), la Grandi si presenta in veste acustica con una tournée di un mese destinata a chiudersi il 18 dicembre in Sicilia. C'è già, comunque, chi scommette sull'aggiunta di altre date. Perché per chi sta alle redini produttive della cosa, questa magari è solo la marcia di promozione dell'album «Irene Grandi Hits», ma per i fan è l'imperdibile occasione di gustarsi l'Irene nella rivisitazione delle sue migliori canzoni.
«Il concerto unplugged - spiega la diretta interessata - è una tentazione inevitabile per ogni artista. Per chi fa rock, passare dai grandi spazi a una dimensione più intima, quasi da club, è come tornare agli esordi. Senza dimenticare che il rapporto con il pubblico si fa più stretto, e non solo per una maggiore vicinanza: la gente intuisce il tuo desiderio di reinterpretare i brani, e segue con maggiore attenzione. Inoltre, in un concerto acustico puoi curare i dettagli, la raffinatezza dell'arrangiamento, sai che il suono emergerà più nitido. Insomma, sai che uscirà meno suono, ma più note».
Per accontentarla in questo viaggio, una band composta da Alex Po al basso, Massimo Gallesi al piano e organo, Massimo Po alla batteria, Gabriele Leonardi alle chitarre. E l'inedita presenza di un quartetto d'archi. «Si farà sentire soprattutto nella seconda parte dello show - spiega la Grandi -. La scelta degli archi è uno stimolo a reinterpretare le mie canzoni: ovviamente si tratterà di un concerto dedicato alle mie hits, ma mi leverò un paio di sfizi: ad esempio, “È solo un sogno” dall'album “Prima di partire per un lungo viaggio” e soprattutto “Un bagno in mare” dall'album “Per fortuna purtroppo”, che i fan mi chiedono insistentemente, anche se non è mai stata un singolo. La band che mi accompagna è molto versatile, con loro non c'è genere che non si possa affrontare».
Nella scaletta non potranno mancare brani come «Bum Bum», «In vacanza da una vita», «La tua ragazza sempre» (firmato dall'amico Vasco Rossi), ma anche i recenti «Bruci la città», tra i principali successi dell'estate lasciata alle spalle, e la citata «Sono come tu mi vuoi», cover di un successo anni ’60 di Mina: «È un brano sensuale e dalle suggestioni blues, che sento molto vicino: - spiega Irene Grandi - sono rimasta conquistata sin dal primo ascolto. Da tempo volevo cimentarmi con una canzone del repertorio di Mina e così, d'accordo con i miei collaboratori, siamo andati a ripassarci tutta la storia in musica di questa grandissima artista. Alla fine, penso che sia una cover ben riuscita, con la quale ho voluto rendere omaggio a un personaggio unico, che è rimasto, negli anni, un assoluto punto di riferimento per tutte le interpreti femminili». Una personale rivisitazione in chiave pop-rock di un brano dai toni confidenziali, concretizzatasi anche in un video in stile vintage (in bianco e nero) nel quale Irene, con vestito lungo e guanti “fatali”, cita l'illustre collega. Insieme alla musica, un corredo di immagini proiettate dal palco: «Appaiono fotografie e filmati - conclude la Grandi - ma anche monologhi tratti da “Il vizio dell'amore” di Gabriele Romagnoli, un libro che mi ha molto colpito».
Irene Grandi.hits
Teatro Smeraldo
Lunedì 19 novembre
ore 21