La maledizione della 12ª giornata: quattro mesi fa morì Gabriele Sandri

In un’area di servizio vicino Arezzo l’11 novembre «Gabbo» veniva colpito alla testa da un proiettile sparato da un agente

Sembra un copione scritto dal destino, anche se molti parlano di tragica coincidenza. Questo campionato di serie A ricorderà a lungo quella che è stata già definita la «maledizione» della dodicesima giornata. L’11 novembre, nel turno di andata e nella domenica di Parma-Juventus ma soprattutto di Inter-Lazio, arrivò la morte di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso davanti a un autogrill da un colpo di pistola sparato da un poliziotto. Ieri era in programma la giornata di ritorno e una nuova tragedia: il giovane supporter del Parma Matteo Bagnaresi morto dopo essere stato travolto in un’area di servizio da un pullmino di tifosi juventini.
Resta l’apparente inevitabilità di certi episodi, quando lungo la rete stradale si muovono gruppi di tifosi e i «contatti» potenzialmente a rischio, su e giù per l’Italia, sono decine. Resta la tragedia di una vita spezzata, quattro mesi e mezzo dopo quella di Sandri, anche se in circostanze che appaiono diverse. E dire che proprio nei giorni scorsi, il Viminale aveva potuto dare notizie confortanti sulla lotta alla violenza. L’Osservatorio per le manifestazioni sportive, guidato da Felice Ferlizzi e dal suo vice Roberto Massucci ha fatto un ottimo lavoro, gestendo l’emergenza e vietando molte trasferte, come accadrà in futuro. «Pensare ad un’altra morte è impressionante, assurdo, ci fa rivivere momenti tristissimi», ricorda Cristiano Sandri, il fratello di «Gabbo». «Ma la violenza nel calcio non c’entra nulla - aggiunge il padre Giorgio, sconvolto da quanto avvenuto ieri sulla Torino-Piacenza -. Speriamo che sia proprio l’ultima volta perché sennò il calcio pagherà un prezzo altissimo. Non si può lasciare che ragazzi di 26, 28 anni muoiano per una partita di pallone. Dall’11 novembre non è cambiato nulla, anzi oggi forse è più forte il dolore per la morte di mio figlio».
Su tutti i campi è stato osservato un minuto di raccoglimento, mentre i tifosi dell’Empoli, gemellati con quelli del Parma, hanno reso omaggio al tifoso morto, togliendo tutti gli striscioni dallo stadio ed esponendo solo un grande lenzuolo bianco con la scritta «Ciao Matteo». Il presidente della Figc Abete ha espresso dolore per il tragico incidente e ha rivolto un pensiero di vicinanza e di solidarietà alla famiglia Bagnaresi, al Parma e al suo presidente Ghirardi. «Mi dispiace molto per quanto è successo - ha commentato il patron del Torino Cairo -. È molto triste che una persona esca di casa per andare a vedere la partita e perda la vita».
Polemica invece la posizione del Sap (sindacato autonomo di polizia) di Torino: «La sospensione di Juve-Parma è giusta, ma ipocrita perché il problema va affrontato alla radice. Le trasferte dei tifosi vanno definitivamente abolite, almeno per un lungo periodo».