La maledizione della contessa esoterica

Profanata la tomba della nobildonna milanese Lydia Caprara. Il cui spirito ancora aleggia in città

Non c’è pace per lo spirito della contessa Lydia Caprara di Montala (1876-1945), nobildonna della Milano d’antan, sposa di Gian Giacomo de’ Rizzoni, ultimo discendente della famiglia Morando Bolognini, del quale ereditò nome e sostanze. Grande benefattrice (lasciò al Comune di Milano il Palazzo di via Sant’Andrea che dal ’63 ospita il Museo di storia contemporanea) e appassionata d’esoterismo (le sue opere d’astrologia, alchimia e scienze occulte sono uno dei pezzi forti della Trivulziana mentre la sua celebre sfera di cristallo è finita a Monaco di Baviera), la “dama in nero” nacque in terra di misteri, ad Alessandria d’Egitto, e passò ad altra vita - se fosse migliore o peggiore di questa, lo chiese più volte ai “suoi” spiriti - il 30 gennaio 1945, a Vedano al Lambro. Lì fu tumulato il suo corpo e lì qualche notte fa - quella tra il 21 e il 22 giugno, solstizio d’estate - è stata profanata la sua tomba, in una delle cappelle funerarie della chiesa di Santa Maria delle Selve.
Qualcuno ha tolto sia la lastra di cemento, pesante dieci quintali, sia la copertura di zinco e ha prelevato un cofanetto d’argento con alcuni oggetti appartenuti alla contessa. Si ipotizza che l’episodio sia da mettere in relazione con riti esoterici di sette attive nella zona.
Non è detto che chi indaga sulla profanazione arrivi a mettere le mani sui colpevoli. C’è da credere però che ci riesca la contessa. Spiritista, occultista, organizzatrice di serate medianiche nel suo salotto milanese, Lydia Caprara Morando Bolognini continua ad aggirarsi da queste parti. Più di un testimone - custodi compresi - riferisce che qualcuno o qualcosa, di notte, si aggira per le sale del museo. Spostando i mobili di quelli che furono i suoi appartamenti, facendo sbattere porte e aprendo finestre ermeticamente chiuse.
Lo stesso direttore, anni fa, raccontò che a volte fa così tanto rumore che «sembra abbia ospiti».