La maledizione d’ottobre

Forse è tutta colpa del mese prescelto per la elezione del segretario del futuro Partito democratico prevista, come è noto, per il 14 ottobre. Questo mese nella storia del Novecento ha sempre partorito mostri politici. Il 23 di quel mese del 1917 vide l’inizio della rivoluzione comunista nella Russia degli zar. La stessa cosa avvenne il 28 ottobre del 1922 con la marcia fascista su Roma e l’inizio dello sciagurato Ventennio. Ora, più modestamente, il 14 ottobre dovrebbe vedere la nascita di quell’organismo geneticamente mutato che risponde al nome di Partito democratico con la elezione del suo segretario.
Terrore non ne porterà, ma confusione invece tanta. Come si sa il buongiorno si vede dal mattino. L’invenzione delle primarie, noto prodotto americano, è funzionale per la scelta del candidato da proporre al Paese per la elezione di un presidente, ma è incomprensibile nel caso in cui si deve eleggere solo un segretario politico di un partito che addirittura ancora non c’è. Democrazia vorrebbe che prima venisse eletta l’assemblea costituente, che poi a sua volta eleggerebbe il gruppo dirigente e quindi il suo segretario. Così fan tutti in Europa, ma la genuflessione culturale verso il modello americano è tale da scivolare spesso nel ridicolo. Questo rischio è stato avvertito un po’ da tutti, tanto che si è passati rapidamente dalle decantate primarie a una preventiva incoronazione mediatica di Walter Veltroni di cui la votazione del 14 ottobre doveva essere solo un’acclamante conferma.
Sembrava che gli stessero facendo strada, sotto forma diversa, gli spiriti autoritari dell’ottobre del 17 e del ’22. Ed allora contrordine compagni. Via alle candidature di due ex democristiani, Rosy Bindi ed Enrico Letta, e via ai «divertissement» di Furio Colombo, del simpatico Mario Adinolfi e di molti altri, sino all’arrivo della candidatura di quel guru della goliardia italiana che risponde al nome di Marco Pannella, respinta all’ultimo momento insieme, a quella di Antonio Di Pietro che, non sapendo più cosa fare, strizza l’occhio a Fini, partecipa a un incontro a Subiaco con Casini e Tabacci e si offre poi come segretario repressivo del futuro Partito democratico.
Per capire fino in fondo la minestra che bolle in pentola vanno lette, però, le parole di Walter Veltroni scritte alternativamente sul Corriere e su Repubblica, i due panzer dell’informazione italica sponsorizzatori del sindaco di Roma. Lasciamo perdere le sciocchezze del passato come «l’Italia non ha mai avuto una grande forza maggioritaria dell’innovazione e della giustizia sociale libera da ideologie» (ma non era Veltroni prigioniero di un’ideologia oscurantista fino al 1992?). Il Partito democratico, dice poi Veltroni, dovrà garantire l’allontanamento della politica dalla gestione diretta a favore delle competenze e di criteri trasparenti nelle nomine come quelle, ad esempio, nella Rai e nelle Asl. Chi dovrebbe fare quelle nomine se non le istituzioni democratiche (governo, Parlamento e Regioni), e cioè la politica? Forse la direzione dei due maggiori giornali italiani o alcune banche d’affari che hanno già rapinato parte della ricchezza nazionale in questi ultimi quindici anni? Come si vede chiacchiere in libertà.
Veltroni confonde infatti artatamente la cattiva politica con le sue pessime nomine con la politica tout court e diventa così portatore di una visione di governo elitaria e lobbistica fatta dai presunti «migliori» scelti dalle varie consorterie da sempre nascoste nell’ombra. È questo uno dei cardini del pensiero debole di Walter Veltroni, che inneggia alla bellezza della politica con un periodare da imbonitore ma solo per sostituirla con il governo degli interessi nascosti. E così, ancora una volta si stagliano sull’orizzonte politico ombre inquietanti che sulle ali della confusione tentano di riportare nel Paese nuovi e più sofisticati autoritarismi con quella sorta di Triangolo delle Bermuda fatto di finanza-informazione-procure della Repubblica sotto l’alto patrocinio di ambienti «democratici» d’oltreoceano. Il rischio è grande e la guardia deve rimanere altissima, anche se la speranza è tutta nella vecchia tradizione che ha visto miseramente fallire ogni avventura nata nell’ottobre maledetto.
Geronimo