Maledizione Fürstenberg, muore un altro erede

Cinque mesi fa, in una prigione thailandese, morì il figlio di Ira

Alto, fin troppo alto, un metro e ottanta, per i suoi 14 anni. E magro come un acciuga. Il sorriso che gli illuminava spesso il volto, i capelli biondissimi con quel ciuffo ribelle che, nelle foto ufficiali di famiglia chissà come gli finiva sempre sugli occhi. Da sei giorni la polizia lo stava cercando. Dal 28 dicembre stava passando al setaccio la Baviera per trovare un indizio, un traccia magari anche labile, ma una traccia, che segnalasse il suo passaggio, la sua presenza. Invece Felix, Felix von Quistorp, 14 anni, figlio della baronessa Maria Anna von Fürstenberg e di Karl Alexander von Quistorp, discendente di Massimiliano I e della principessa Sissi, ultimo erede di due fra le più antiche dinastie di Germania, non si era mai allontanato dalla tenuta dei nonni, a Hohenthann-Weihenstephan, dove amava trascorrere le feste di Natale. Era lì, di fatto sotto gli occhi tutti, genitori, amici, polizia, ma in pratica nascosto dal fango delle acque intorpidite di un pozzo profondo quindici metri, all’interno della tenuta, dove i sommozzatori l’hanno recuperato cadavere ieri mattina. Nessuna rocambolesca fuga di un adolescente stanco di una vita fin troppo agiata, nessun improbabile rapimento, architettato da improbabili rapitori, introdottisi nel castello nobiliare vicino a Landshut. Soltanto una morte assurda quanto misteriosa. L’ultima pagina di cronaca, virata di nero, nella storia di una famiglia ricca e potente che sembra essere perseguitata da una sconcertante maledizione. Dopo la morte, avvenuta nell’agosto scorso in circostanze altrettanto misteriose del figlio della principessa Ira, Christoff, dopo le disavventure giudiziarie che avevano travolto, nel settembre del 2005, la stessa principessa (condannata dal Tribunale di Parigi ad un’ammenda di duemila euro per non aver saldato il conto di un albergo, dove disponeva dal 2001 di un appartamento e a versare 11mila euro di risarcimento all’hotel per aver sottratto del mobilio).
Che Felix von Quistorp sia morto a causa di un incidente (avrebbero ceduto delle assi di legno marcio) è, secondo gli investigatori della Baviera «l’ipotesi, al momento, più probabile. Anche se non possono esserne scartate altre: Felix potrebbe essere stato spinto nel pozzo o, forse, ha voluto suicidarsi». In ogni caso «l’autopsia dovrebbe fare chiarezza sulle cause del decesso e fornire particolari importanti per ricostruire l’accaduto», ha aggiunto un portavoce della polizia di Postdam. I genitori di Felix si erano separati da poco tempo, ma i coniugi giurano che il clima in famiglia era rimasto sereno e il ragazzo non ne aveva risentito. Felix viveva a Potsdam, la capitale del Brandeburgo, vicino a Berlino, dove frequentava una scuola privata e dove sarebbe dovuto rientrare con la madre ed il fratello Philipp, 11 anni, già venerdì scorso. Dopo la sua scomparsa i genitori avevano dichiarato alla polizia che il figlio si era già messo d’accordo con alcuni suoi amici per festeggiare insieme a loro, a Potsdam la notte di Capodanno. Il giorno della scomparsa, giovedì scorso, Felix si era recato con il nonno a visitare un museo a Ingolstadt e dopo aver fatto ritorno al castello verso le 15, era salito nella sua stanza al primo piano, dove dormiva di solito durante i periodi di vacanza che trascorreva presso i nonni. Preoccupato per la sorte del figlio, di cui non si riusciva a trovare traccia, il padre aveva raggiunto la moglie, convinto che Felix avesse compiuto una scappatella. E invece ieri, proprio nel giorno in cui si era acceso un barlume di speranza perché gli agenti del Nordreno-Westfalia avevano segnalato che al confine con l’Olanda era stato fermato un ragazzo dalle caratteristiche fisiche simili a quelle di Felix, l’orribile scoperta. In fondo a quel pozzo che, peraltro, era stato sommariamente controllato dalla polizia già poche ore dopo l’allarme dato dalla famiglia. Una tragedia che rimanda immediatamente all’agosto scorso, quando il figlio di Ira, Christoff Hohenlohe, 49 anni, dopo una breve, ma dura detenzione in un carcere di Bangkok, dove era stato rinchiuso per aver «prolungato» con una correzione il visto d’ingresso nel Paese, morì, stroncato da un malore, forse un’infezione o una grave crisi dovuta alla mancanza di insulina.