La maledizione di Grub Street

Forse aveva ragione George Orwell a pensare che si doveva esser grati a un gesto di giovanile follia se George Gissing (1857-1903), compiendolo, si alienò una comoda carriera borghese e fu indotto a diventare, con i suoi romanzi, «il cronista della volgarità, dello squallore e del fallimento», vissuti da tanta parte del mondo letterario inglese di fine Ottocento.
La «giovanile follia» fu un piccolo atto odioso. George Gissing, rimasto orfano del padre farmacista, aveva potuto studiare grazie a borse di studio elargite per la brillantezza dei risultati, ed era entrato col massimo dei voti alla London University, da dove gli si apriva la prospettiva di un futuro accademico, e lì, nel 1876, mentre aveva diciannove anni, venne scoperto a rubare del denaro nel guardaroba dei compagni, denaro che sarebbe servito a redimere una giovane prostituta di cui si era infatuato. Fu un disastro.
Venne immediatamente espulso, scontò un mese di prigione e di lavori forzati, s’imbarcò poi per gli Stati Uniti sperando vanamente di rifarsi una nuova vita, ne ritornò frustrato un anno dopo, e, stabilitosi a Londra, pensò bene di sposare Nell, la giovane prostituta che egli aveva continuato a vagheggiare.
Difficilmente la faccenda avrebbe potuto quagliare. Il suo malcerto lavoro di istitutore privato, lo squilibrio di classe e cultura tra i coniugi, i frequenti malesseri di Nell che, per bisogno o indifferenza, tornava occasionalmente a prostituirsi, portarono dopo qualche anno alla rottura e alla separazione. Ma in quel periodo Gissing, che intanto sperimentava un tipo di scrittura tutta naturalistica e quasi zoliana, trovò la sua strada, peraltro tormentata.
Vittoriano anomalo
Tornato a vivere solo, e diventato scrittore a tempo pieno, nel corso degli anni Ottanta scrisse una serie di romanzi e racconti (come Un presentimento e altri racconti vittoriani) ambientati nella realtà quotidiana del proletariato londinese, libri che, pur riscuotendo un qualche successo, non gli dettero mai alcuna tranquillità economica, visto che, per bisogno, egli cedeva in partenza i diritti d’autore agli editori.
Fu forse nell’esperienza di tali angustie e riflettendo sulla condizione dello scrittore di fronte alle leggi di un mercato editoriale sempre più disinvolto e aggressivo, che nel 1891 Gissing scrisse New Grub Street, il suo libro forse più noto e certo il più bello, ora finalmente pubblicato in Italia (Fazi, pagg. 620, euro 22, traduzione di Chiara Zatteroni, introduzione di Benedetta Bini). Occorre forse ricordare al lettore italiano cosa evochi immediatamente Grub Street nel mondo anglosassone.
Grub Street era il nome di una via, non più esistente, dietro Fleet Street, dove tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, andarono a concentrarsi i letterati da strapazzo, i gazzettieri, i pennivendoli, gli scrittori alla ricerca di fortuna, e il termine restò poi per sempre sinonimo di materia letteraria scadente o di stentata fortuna.
In bilico tra due epoche
Nella vicenda narrata in New Grub Street s’intrecciano piani diversi, dove quello autobiografico, se appare come il più immediato, è in realtà il filtro di una più vasta prospezione, culturale e sociale, all’incrocio tra vecchio e nuovo. Nei due protagonisti, Edwin Reardon - che crede in una missione etica ed estetica della letteratura ed è alla ricerca disperata di trovarvi espressione - e Jasper Milvain - che spregiudicatamente persegue il successo adattandosi quasi con gusto alle esigenze del mercato - vi sono non solo i simboli di due diverse e contrastanti concezioni della cultura, ma i dilemmi che, col chiudersi di un’epoca, l’epoca nascente inaugurava.
Nel 1891, quando comparve New Grub Street, si era all’inizio di un decennio cruciale, vi circolavano miti inquietanti, da un lato quello della tragica scissione di Jekyll e Hyde, dall’altro quello dell’enigma speculare di Dorian Gray e del suo ritratto. Mentre l’impero fioriva e Londra pareva il «compendio del mondo», per usare una definizione di Henry James, nuovi fermenti, pulsioni, interessi, si diffondevano in contraddizione fra loro: erano gli anni della filantropia e del suffragismo ma anche di un esteso disincanto e come parcellizzato cinismo che l’immensa classe piccolo-borghese interpretava, gli anni in cui Giuda l’Oscuro fu accolto con un tale senso di scandalo che Thomas Hardy decise di non scrivere più romanzi, gli anni dei processi a Oscar Wilde.
Alienazione intellettuale
L’industria editoriale bruciava le tappe del progresso tecnologico, si preparava a trasformare la letteratura in merce davvero di massa, e una sorta di nuova alienazione, di straniamento, cominciava a insidiare la vita intellettuale. In New Grub Street, i due protagonisti, nella folla di personaggi in cui si muovono, reagiscono a questa situazione come possono, o secondo la loro indole: il puro, idealista Edwin Reardon naturalmente soccombe e ne muore; Jasper Milvain, che è «un uomo del suo tempo» fa la sua giusta scalata sociale, finisce anzi per sposare la vedova di Reardon che intanto ha ricevuto una piccola eredità. Perché tutto ciò conta nella «lotta per la sopravvivenza».
Quanto alla lotta per la sopravvivenza di Gissing, cui non mancava la sfortuna, si dirà, riguardo agli ultimi anni della sua vita, che la seconda moglie, sposata mentre scriveva New Grub Street, gli dette la gioia di un figlio ma mostrò poi presto i segni di uno squilibrio mentale che l’avrebbe portata infine in manicomio.
Solo quando, nel 1898, in casa dell’amico H.G. Wells, Gissing conobbe Gabrielle Fleury, una francese, sembrò aprirsi per lui una stagione finalmente felice. Andarono a stabilirsi in Francia, ma George cominciò a non star bene. Vagarono per diverse località del sud, egli inseguiva questa volta non il successo, che in qualche modesta misura era arrivato, ma la salute. Morì di polmonite doppia nel 1903, a quarantasei anni.

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