Malesani nemico di Champions: «In Italia bruciate i tecnici bravi»

Marcello Di Dio

Un italiano sulla strada dell’Udinese nella corsa agli ottavi di Champions League. È 0Alberto Malesani, che da febbraio sta vivendo la sua prima esperienza all’estero come allenatore del Panathinaikos. Veronese, 51 anni, ha guidato Chievo, Fiorentina, Parma (con la quale vinse la Coppa Uefa nel 1999), Verona e Modena.
Malesani, come va l’esperienza in Grecia?
«Benissimo, sono rimasto un’altra stagione perché il progetto era buono. Abbiamo cambiato alcuni giocatori, ma soprattutto inserito in rosa molti nostri giovani, nati nell’accademia del Panathinaikos. È l’inizio di una nuova era».
Dopo aver vinto l’Europeo, la nazionale ellenica ha fallito la qualificazione al Mondiale.
«Il calcio greco, che sta vivendo un importante periodo di maturazione, paga ancora il fattore umoralità. Manca un po’ di equilibrio, si va da un eccesso a un altro. Però ora i club cominciano a ragionare in maniera programmatica, ci sono molti allenatori bravi e giocatori stranieri di qualità. Se arriverà l’equilibrio, il calcio greco non può che migliorare. Per chi lavora qui, l’importante è essere sereni. E io lo sono perché sto lavorando in piena sintonia con la proprietà».
Ma il calcio italiano l’ha proprio dimenticata?
«Non lo so, dico solo che sono fortunato perché vivo un’esperienza all’estero e in una squadra di tradizione come il Panathinaikos. Qui sto bene, mi trovo come quando ero al Chievo o nei primi due anni a Parma. Forse c’è una cosa che è cambiata in Italia rispetto a quando ho iniziato io: adesso un tecnico fa bene un campionato di B e subito diventa un fenomeno, riuscendo ad allenare anche ad alti livelli. Prima ci voleva più tempo e l’élite del pallone era riservata a privilegiati. Oggi i presidenti sono più attenti alle spese, quindi magari preferiscono affidarsi ad allenatori meno esperti e che costano meno. Con il rischio di bruciarli».
Solo questo il problema?
«Beh, forse a Parma dovevo essere meno aziendalista e dire qualche no di più. Comunque non ho rimorsi, recentemente ho incontrato Capello a Ginevra e gli ho detto che lo invidio perché riesce sempre a far spendere le società dove arriva».
Parliamo dell’Udinese, all’andata lei subì una bella lezione.
«I friulani ci sorpresero, ma era il nostro periodo peggiore. Soffrivamo in ogni partita, non avevamo un volto ben definito anche per le numerose assenze. Ci mancava la compattezza di squadra, stavolta vedrete un Panathinaikos molto diverso e più aggressivo. E Iaquinta era scatenato, ci fece tre gol».
Che idea si è fatta sulla sua esclusione per la storia del contratto?
«I friulani non possono prescindere da lui. Sulla storia del contratto dico che oggi il tecnico è un uomo della società più che un filosofo di schemi: deve mediare in ogni situazione, ma alla fine è come un dirigente quindi deve accettare quello che decide la società».
E di Cosmi cosa pensa?
«Non lo conosco come persona, ma come allenatore ha fatto molto bene. Quest’anno ha una grande opportunità e deve sfruttarla, certi treni non passano sempre».
Come vede la sfida di stasera?
«Chi perde è praticamente fuori, mentre un pareggio terrebbe ancora in corsa almeno per l’Uefa. Credo che alla fine vincerà chi saprà essere più squadra e mantenere l’equilibrio difensivo e offensivo per 90 minuti. L’esempio è il Barcellona, una formazione di campioni ma anche una squadra dove tutti partecipano al gioco».
La Fiorentina vola e ha un centravanti come Toni. Invidioso di Prandelli?
«Se è per questo, io avevo Batistuta ma anche Rui Costa e Toldo. E arrivai in Europa. Sono felicissimo per il terzo posto dei viola, anche se per me non è una novità. La società ha speso moltissimo in questi due anni, quindi i risultati ottenuti sono assolutamente normali».
Chi vincerà il campionato?
«La Juventus è la più forte di tutte, è una squadra paurosa. Secondo me vincerà anche la Champions League».