Dopo il malessere di Mirafiori Prodi è nudo come i sindacati

Giancristiano Desiderio

La migliore risposta al discusso editoriale di Ernesto Galli della Loggia è arrivato da Mirafiori con i fischi che gli operai hanno rivolto ai leader sindacali Epifani, Bonanni, Angeletti. Sarà pur vero, infatti, come dice della Loggia che il centrosinistra è ammanigliato con poteri istituzionali, economici e sindacali, mentre il centrodestra è a digiuno di «poteri forti», ma la vera questione non è chi ha e chi non ha, bensì chi fa e chi non fa. Cosa ha prodotto ad oggi tutto il grande ambaradam dell’Unione con tanto di classica cinghia di trasmissione sindacale e sostegno industriale di Confindustria? Il forte rallentamento della crescita economica, l’aumento delle tasse, proteste di categoria (davvero di ogni categoria) e, dulcis in fundo, i fischi delle tute blu di Mirafiori. Morale dell’analisi: l’Unione dei poteri forti indebolisce l’Italia e impoverisce gli italiani. Tuttavia, il vero problema è un altro.
Qual è il fine della politica del centrosinistra? La riproduzione del centrosinistra. Così è sempre stato e così sempre sarà. L’Unione ha unito intorno a sé tutto l’unibile: partiti, sindacati, grande industria, istituzioni. Vogliamo dirlo con una semplice formula? Ha unito intorno a sé la Prima Repubblica. La storia repubblicana ci dice che il centrosinistra ha funzionato per decenni con il sistema dell’inclusione e, contemporaneamente, dell’esclusione: chi prendeva i voti della fede primorepubblicana fondata sul dogma della Resistenza e dell’antifascismo in servizio permanente effettivo veniva accolto e incluso nel giro; chi, invece, faceva effettivamente «resistenza» perché dubitava a ragion veduta degli «dei falsi e bugiardi» veniva escluso e su di lui veniva scagliato l’anatema: fascista. Tutta questa scena è oggi caduta: il re è nudo. Gli italiani sono cresciuti, non hanno più bisogno di alcun sistema centrista, non sono più costretti a turarsi il naso come diceva Montanelli e vogliono finalmente una «repubblica dei cittadini» e non una nuova edizione riveduta e parzialmente corretta della «repubblica dei partiti». È questo il senso più autentico dei fischi di Mirafiori.
La novità del centrodestra che Galli della Loggia finge di non vedere è proprio questa: il centrodestra porta aria nuova nella politica e nelle istituzioni. Si può avere, come per tanto tempo si è avuto, un atteggiamento snobistico nei riguardi del Polo prima e della Casa delle libertà poi; ma la sostanza del problema non muta di una virgola: il centrosinistra rappresenta il passato dell’Italia e il centrodestra il futuro. L’Unione esprime una certa idea dell’Italia che già conosciamo e il suo obiettivo è solo concertare a beneficio della concertazione: il mezzo è il fine. La Casa delle libertà, che speriamo possa evolvere in modo naturale verso il Partito della libertà, esprime un’idea più ampia dell’Italia che non si riduce ai partiti, ai sindacati, ai grandi industriali: il mezzo resta tale perché il fine è la libertà politica che nessun mezzo può adeguare. Che ai vecchi poteri, così legati a un’idea democristiana e comunista della Prima Repubblica, non piaccia questa idea nuova di un’Italia uscita finalmente dal più lungo dopoguerra della sua storia è fin troppo normale. Un motivo in più per andare avanti. Con o senza Casini. La nuova Italia (sia concesso chiamarla così, con una formula che sa non casualmente di risorgimentale) non potrà che essere un Paese in cui la politica dei partiti conterà meno.
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