La Malfa: «Il piano è preciso e punta a un’istituzione chiave»

da Milano

Aggressione a Fazio, come ai tempi di Baffi. Non è esagerato?
«Macché, l’impressione è che ci troviamo davanti ad una aggressione di una violenza spropositata - dice Giorgio la Malfa, ministro delle Politiche comunitarie - Un attacco che non si vedeva, appunto, da molto tempo».
Ci sono delle intercettazioni in cui si nota grande confidenza tra regolato e regolatore...
«Guardi, le cose sono lineari. Su Antonveneta la Banca d’Italia ha autorizzato un’Opa. Poi si è creata una controfferta da parte dei lodigiani. Bene, l’offerta di Abn si è chiusa con un bottino davvero magro del 2 per cento dei titoli della banca. Punto e basta. È fallita».
Perché nel frattempo Lodi&Co avevano rastrellato il rastrellabile?
«È evidente che il piano è preciso. Una volta persa la partita l’attacco si è spostato da Fiorani alla Banca d’Italia».
Che sembra parlino un linguaggio simile.
«La Banca d’Italia è insieme regolatore e banca delle banche. Insomma, da sempre Banca d’Italia ha avuto più facce. Non si può dunque confinarla ad una sola prerogativa».
E a livello internazionale come giudicano il comportamento di Fazio?
«Dobbiamo difendere un’istituzione, una delle poche che continua a godere di reputazione internazionale. Non siamo i soli a capire come si stia cercando di riaprire per via giudiziaria una partita nella quale il mercato ha già dato la sua risposta. Il rischio è che si vinca una battaglia di questa importanza a tavolino».
Ma la magistratura sembra avere buone carte in mano.
«A quanto mi risulta siamo in una fase istruttoria. Ho massima fiducia nell’operato dei magistrati. Mi chiedo dunque come sia possibile bloccare una fetta così importante del capitale dell’Antonveneta oggi in mano alla Popolare Italiana solo sulla base di un’indagine in fase istruttoria. È bene ricordare che per il momento non vi è nessuna decisione, tanto meno finale. Nel frattempo i diritti di proprietà vengono congelati e sterilizzati, con effetti certamente non benefici per il mercato e la gestione della società».
Tra i politici c’è chi chiede le dimissioni del governatore.
«Fa parte della campagna in corso. I fuochi sono stati accesi da Romano Prodi e Francesco Rutelli. I beneficiari politici di questa campagna sono tutti là».
Il governo ha un ruolo in questa vicenda, cosa deve fare?
«Stare fuori, come ha fatto in queste settimane da questa contesa. Limitarsi a difendere con tutti i mezzi un’Istituzione sana come Banca d’Italia»
Ma non c’è anche all’interno della maggioranza qualcuno che ritenga non condivisibile il comportamento del governatore nell’affaire bancario?
«Esiste una certa trasversalità di giudizi, ma minima ormai. Non vorrei piuttosto che qualcuno avesse sentimenti di vendetta verso il governatore nelle fila del Polo. Oggi sarebbe un errore».