La Malfa sorpreso: «Atto legittimo però era meglio decidere insieme»

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Non lo rivela apertamente, ma si capisce come Giorgio La Malfa, ministro per le Politiche comunitarie, sia rimasto un pizzico sorpreso dalle decisioni di Parigi di sospendere il trattato di Schengen in nome della lotta al terrorismo. «Personalmente - dice - avrei preferito che ci fosse stata una decisione presa tutti assieme... anche se capisco perfettamente, visto che il trattato lo prevede, che un Paese possa decidere di tornare a trincerarsi davanti a momenti come questi».
Non lo giudica, insomma, un passo indietro rispetto alla Ue. Frutto magari anche di quella bocciatura costituzionale che ha fatto emergere il malessere d’Oltralpe nei confronti dell’Unione?
«Ripeto: davanti a un problema come il terrorismo ci può anche stare la sospensione della libera circolazione. Anche se a mio modo di vedere, bisognava pensarci molto bene prima di arrivarci».
Anche l’Olanda avrebbe avuto una tentazione del genere, a quanto pare. Non l’ha adottata del tutto, ma si è fatto sapere che negli aeroporti e nei porti riprenderanno i controlli... pensa che ci sia a questo punto la possibilità che altri possano seguire la stessa strada?
«Se si comincia a concretizzare la sospensione di Schengen in due Paesi, anche gli altri dovranno cominciare a pensarci. Meglio sarebbe stato decidere assieme, ma a questo punto non credo che si possa evitare di dibatterne. Il rischio del resto è che ogni Paese cominci a fare per conto suo. E questo sarebbe grave».
A Bruxelles intanto, i ministri degli Interni e della Giustizia hanno varato solo un’agenda di interventi per combattere il terrorismo e non atti concreti. Qualcuno si chiede se non fosse meglio affrettare il passo.
«Io sono favorevole a una certa prudenza. Non si può, per colpa del rischio-terrorismo, buttare a mare tutta una serie di garanzie e di libertà che l’Europa ha acquisito nel tempo. Sarei preoccupato se si fosse agito così, mentre a questo punto bisognerà approfondire le questioni sul tappeto e a quel punto prendere le decisioni più opportune».
E però dopo il «grande allarme» non crede che la montagna abbia partorito un topolino? Che è un po’ quello che ad esempio Cossiga ha detto dell’informativa di Pisanu alla Camera di martedì scorso.
«Ero in Galles per lavoro, quel giorno e dunque non ho potuto ascoltare il nostro ministro degli Interni, ma ho visto come alle sue parole siano seguiti arresti ed espulsioni. Fatti, insomma. Piuttosto, sull’argomento, devo dire che ho trovato corretta l’idea di Cossiga di istituire una procura unica anti-terrorismo. L’estremismo islamico si dirama in mille rivoli ma la mente è unica. Assurdo pensare che gli si possa rispondere con l’attività di procure diverse che non si coordinano neanche tra loro».
Altri suggerimenti per Pisanu, visto che si dovrà varare un «pacchetto» di misure in Consiglio dei ministri?
«La priorità resta l’intelligence. Il lavoro di prevenzione».
Niente leggi speciali anche per lei, in sostanza.
«Il problema è bilanciare la necessaria difesa dei cittadini con il mantenimento delle loro libertà. Per questo suggerisco la cautela e la ricerca di un largo consenso politico».
E però nella sinistra italiana c’è chi non vuole nemmeno sentir parlare di nuove misure anti-terrorismo...
«Lo so bene, visto che in tanti hanno rifiutato di rifinanziare la missione in Afghanistan. Purtroppo la sinistra italiana continua ad avere un problema gigantesco: è spaccata in due ma fa finta di niente. Non so davvero come possano pensare di poter governare il Paese finché non superano questa enorme contraddizione».